venerdì 23 novembre 2007
Botta .. Risposta .. Replica .. e silenzio .......
(Titolo) Gli accozzati del Policlinico.
http://www.pierpaolovargiu.it/notizia.php?id=522
L'ex policlinico universitario di Monserrato resta aperto grazie alla disponibilità di una settantina di medici (e non solo) precari. Un gruppo di accozzati, secondo qualcuno...........che -udite, udite l'accozzo- per mille eruo al mese, senza alcun diritto alle ferie, alla malattia, alla meternità, garantisce una quarantina di ore di lavoro settimanali e fa marciare didattica e assistenza -per i ricoverati e per gli esterni- nell'Ospedale Universitario.E' vero, nessuno di questi medici è stato assunto per concorso, ma è davvero difficile pensare che si possa accozzare un medico specialista (o plurispecializzato), pagandolo mille euro a quarant'anni, con carichi di lavoro da negriero, senza nessun diritto e con mille doveri!Chiamiamo allora le cose con il loro vero nome: i settanta laureati di Monserrato sono professionsiti sfruttati, veri paria della sanità, che stanno sulla coscienza di ciascun politico sardo.La maggior parte di loro non è figlia di nessuno, se non della necessità (dell'Università) e della disponibilità (loro).Ciò nonostante la politica -che ha sanato mille altri precari- sembra che stia cercando mille scuse per non risolvere il loro problema.Se ce ne fosse stato bisogno, è l'ulteriore conferma che i medici del Policlinico non li accozza proprio nessuno....
COMMENTO DI MARCO TONARELLI ALL’ARTICOLO:
http://www.pierpaolovargiu.it/vis_commenti.php?id_new=522
Gli accozzati del Policlinico.Commento inviato da: Marco -------------Ciao Pierpaolo,desidero dire la mia, dato che prima dell'infausta esperienza in "Sardegna It" sono stato partecipe della "vita da precario a 1000 euro" del Policlinico Universitario.Vi ho trascorso circa un anno, con un contratto a progetto (da 1000 euro al mese), per riorganizzare la rete informatica della struttura del Policlinico e alla fine, nonostante non fossi mai stato messo in condizioni di perseguire il mio progetto, nonostante il responsabile del Ced pretendesse che osservassi orari da dipendente (anzi peggio), nonostante facessi di tutto e di più per coprire le conosciutissime lacune causate dalla carenza di personale specializzato in materia di informatica, sono stato messo alla porta senza alcuna motivazione, mentre TUTTI i contratti di altre persone nella mia stessa condizione (delle quali tutti, compreso lo stesso responsabile del Ced, si lamentassero per la scarsa produttività) siano stati rinnovati come per incanto.Ti rimando al racconto più dettagliato sul mio blog http://cocoprostory.blogspot.com/ se la cosa può interessarti, e questo per dimostrarti che al Policlinico, di raccomandati ce ne sono veramente tantiSappi che nel blog ho omesso episodi (che ora ho deciso di inserire e a breve vi compariranno) che rasentano l’inverosimile: a partire da persone che parcheggiano il loro camper all’interno dei parcheggi della struttura, per settimane intere, fino ad arrivare agli alti dirigenti che chiedono l’intervento tecnico del sottoscritto per configurare l’Ipod e Itunes sul proprio computer.Tutto ciò quando invece, brave persone, ottimi tecnici e squisiti professori, medici e ricercatori si ammazzano di lavoro senza neanche un computer per poter lavorare, perché anche per l’assegnazione di un computer che funzioni si deve fare la fila, chiedere in ginocchio e magari promettere favori.Sono stato buttato fuori perché ho cercato di svicolare da queste imposizioni, facendo di tutto per garantire che qualche computer, o un telefono (SI UN TELEFONO) venisse fornito a chi ne avesse necessità.Venni richiamato perché fornii un telefono digitale all’ufficio della Direzione Sanitaria, e venni richiamato perché misi a posto il computer di alcuni medici.Stavo diventando popolare, perché lavoravo e portavo a termine i miei impegni (e pian pianino anche quelli sulla rete trascorrendo numerose ore in più all’interno della struttura e garantendo anche reperibilità.Questa situazione come la definiresti?Ti pongo comunque un quesito:mesi fa, data la situazione critica dei precari di Sardegna It (che conosci benissimo perché te l’ho descritta in maniera particolareggiatissima) che come hai visto è sfociata nella mia dipartita, perché come al solito volevo lavorare seriamente e pretendevo che l’oggetto (quindi il progetto) del mio contratto venisse rispettato, ti chiesi di intervenire, tramite i mezzi che ad un consigliere regionale sono messi a disposizione (ad esempio una interrogazione consigliare e/o richiesta di una commissione di inchiesta/controllo).Mi rispondesti che nonostante esistesse una situazione di illegalità palese, era necessario che si facessero avanti tutti i contrattisti di Sardegna It.Sai benissimo che questo era ed è impossibile, dato che l’arma dell’intimidazione, del recesso (illegale ma sempre recesso) da un contratto, fanno sempre in modo che la maggior parte dei contrattisti stiano zitti e buoni. Se si apre bocca e si chiede legalità si viene fatti fuori come è accaduto a me, che ho appena terminato l’iter della conciliazione obbligatoria presso la direzione provinciale del lavoro e la finirò, se tutto andrà bene, tra un annetto e mezzo (stesso Iter che ho avviato per il Policlinico, e ho dovuto temporaneamente bloccare per mancanza di fondi).I contrattisti del Policlinico che immagino si sono fatti avanti, hanno firmato un documento come l’hai chiesto a me?Esistono solo i contrattisti laureati del Policlinico?Oppure i professionisti, laureati e con anni e anni di esperienza (io ho 41 anni di cui 22 di esperienza come tecnico informatico) di Sardegna IT sono “burdi” (rende l’idea il termine?) per caso?Come mai non hai trattato il caso Sardegna It alla pari del Policlinico?Con questo gesto mi stai dimostrando che anche te (voi) e i sindacati fate figli e figliastri (o vogliamo definirli raccomandati?).Sarò a tua totale disposizione se te ne vorrai occupare.
RISPOSTA DI PIERPAOLO VARGIU:
PP. Vargiu: Chi fa il consigliere regionale viene spesso investito di problemi di interesse generale. I "precari" del Policlinico sono 79 persone che -tutte insieme- chiedono la soluazione del loro problema. Che non è solo un problema loro, è un problema anche dei pazienti che rischiano di perdere professionalità che loro garantiscono. E' un intero Ospedale (quello di Monserrato) di cui viene messa in discussione l'attività.Ho infinito rispetto della tua vicenda personale e ti ho manifestato più volte la disponibilità a trattarla con un'interrogazione.Ti ho però anche detto con onestà che ben pochi risultati può ottenere un'interrogazione su un caso personale: ben diversa sarebbe stata un'azione di denuncia collettiva che consentisse di segnalare una distorsione del sistema.Non ho mai detto che nella tua vicenda avevo accertato una "palese situazione di illegalità" perchè faccio il consigliere regionale e non il giudice e non copro compiti che non mi sono attribuiti.Comprendo perfettamente la tua amarezza, ma proprio perchè sono abituato a trattare con persone che hanno amarezza preferisco non spendere impegni che non posso mantenere.
REPLICA DI MARCO TONARELLI ALLA RISPOSTA DI PIERPAOLO VARGIU
(inviata con successo ma... per adesso ... non pubblicata).
Mi spiace notare che non abbia, alla fine, risposto ai miei quesiti.
Mi sono spiegato male, non intendevo affermare che tu avessi riscontrato una palese situazione di illegalità. Non voglio investirti di oneri e responsabilità che non ti debbono competere.
Ho solo detto, e mi scuso se non mi sono spiegato come avrei dovuto, che necessitavi, nel caso si fosse presentata una situazione di illegalità, di una dichiarazione collettiva da parte dei contrattisti.
Facile ottenere una cosa del genere all'interno di un policlinico, dove già esiste una situazione di forte malcontento e salari da piano di calpestio, difficile invece ottenere ciò in una realtà dove tutto ancora viene gestito, a suon di palanche, nella più assoluta omertà (in Sardegna It vengono pagati consulenti a botte di 50 mila euro annui).
Quando chiesi ad uno sviluppatore software, che si stava lamentando della situazione in cui ci si trovava, il motivo per cui non denunciasse tale condizione, egli mi rispose candidamente: “dove la trovo una azienda che mi paga come Sardegna It?”.
Il fatto che non esista una dichiarazione collettiva, non presuppone il fatto che non sussista una condizione di irregolarità e/o illegalità e se si avverte una situazione di illegalità, nella comunità, mi pare che debba bastare la denuncia di un solo elemento affinché vengano effettuate (in questo caso richieste da un politico), se non altro, le verifiche del caso alle autorità preposte.
Ovunque esista una condizione di garantismo questo dovrebbe essere addirittura un dovere del politico eletto ad una carica come la tua.
L’opposizione politica, ha la funzione di tenere sotto controllo l’operato di chi, in condizione di maggioranza, esegua delle azioni a nome e per conto della comunità.
Possibile che vi proponiate come garanti, tutori e paladini di determinate verità solo quando si presentano situazioni semplici da gestire e che non ingenerino condizioni definibili “scomode”?
La denuncia da parte di un lavoratore non ti/vi basta?
Quante teste debbono cadere affinché un consigliere o chi per lui si possa occupare di una grave anomalia nel sistema (specie se pubblico)?
Ricordo che, quando vi faceva comodo, i vostri colleghi consiglieri (esempio Dedoni) portavano al consiglio un mare di interrogazioni su CRS4 e Sardegna It, mi ricordo anche il vostro attacco alle potenziali assunzioni che avrebbero potuto essere effettuate all’interno della stessa Sardegna It.
Forse è per questo che ora, la regolarizzazione dei contratti all’interno della suddetta azienda non vi interessa?
Mi piace poi il fatto che, per le assunzioni in Sardegna It fossero assolutamente (sempre per Dedoni) necessari i pubblici concorsi mentre per te, al Policlinico, basterebbe la regolarizzazione dei contratti, senza passare per lo strumento del concorso (credo che invece un medico assolutamente dimostrare le proprie capacità prima di essere abilitato a mettere le mani su di un Cristiano). Sarà il caso che vi mettiate d’accordo?
Ad ogni modo, non è l’amarezza (che ho provato in dosi massicce, non lo nego e sarebbe strano il contrario) che mi muove, ed è inutile che tu la citi quasi a far capire che tutto quello che ho scritto sia legato a una mia situazione di “instabilità psicologica” dettata da frustrazione.
Mi spiace anzi che ti trinceri dietro ad una scusa del genere.
Sono serenissimo, ho rinunciato anche al supporto da parte dei Sindacati, ma ho riscontrato e sto denunciando una situazione di gravissima illegalità, all’interno di aziende pubbliche e/o controllate da enti pubblici, l’ho denunciata nelle apposite sedi legali e sto denunciandola nelle apposite sedi politiche.
Te la senti tramite la funzione della quale, tramite il voto di noi elettori, sei stato investito, di far qualcosa o vuoi farmi capire che eleggere un consigliere presso il consiglio regionale, non serva praticamente a nulla se non a garantirgli uno stipendio per tutta la durata della legislatura?
Tornando all’amarezza, questa mi è sorta stamattina, quando ho letto il tuo articolo relativo al Policlinico nel quale vuoi far capire che in tale struttura non esista il cosiddetto “accozzo” ovvero si tratterebbe di una situazione neanche degna di nota.
Questa per me (e non solo) è totale disinformazione con scopo propagandistico.
Gli accozzati del Policlinico, anche se in misura minima (e non sono così pochi contaci) sono deleteri, come lo sono in qualsivoglia realtà lavorativa.
Al Policlinico sono pericolosi perché non auguro a nessuno di finire nelle mani di un medico che non abbia le capacità, provate e dimostrate, di esercitare l’arte medica, ma sono in generale pericolosi perché vanno a minare il sacrosanto diritto al lavoro di chi, per anni, si è spezzato la schiena sui libri o sul lavoro, accumulando esperienza e capacità che a causa di persone che passano per vie preferenziali, non gli verranno mai riconosciute.
Anche un solo accozzato, in qualsiasi posizione e con qualsivoglia ruolo, è da individuare e da allontanare, peggio che mai un medico all’interno di un nosocomio.
Attendo le cortesi risposte alle mie precedenti domande.
Ti saluto.
Marco Tonarelli.
http://www.pierpaolovargiu.it/notizia.php?id=522
L'ex policlinico universitario di Monserrato resta aperto grazie alla disponibilità di una settantina di medici (e non solo) precari. Un gruppo di accozzati, secondo qualcuno...........che -udite, udite l'accozzo- per mille eruo al mese, senza alcun diritto alle ferie, alla malattia, alla meternità, garantisce una quarantina di ore di lavoro settimanali e fa marciare didattica e assistenza -per i ricoverati e per gli esterni- nell'Ospedale Universitario.E' vero, nessuno di questi medici è stato assunto per concorso, ma è davvero difficile pensare che si possa accozzare un medico specialista (o plurispecializzato), pagandolo mille euro a quarant'anni, con carichi di lavoro da negriero, senza nessun diritto e con mille doveri!Chiamiamo allora le cose con il loro vero nome: i settanta laureati di Monserrato sono professionsiti sfruttati, veri paria della sanità, che stanno sulla coscienza di ciascun politico sardo.La maggior parte di loro non è figlia di nessuno, se non della necessità (dell'Università) e della disponibilità (loro).Ciò nonostante la politica -che ha sanato mille altri precari- sembra che stia cercando mille scuse per non risolvere il loro problema.Se ce ne fosse stato bisogno, è l'ulteriore conferma che i medici del Policlinico non li accozza proprio nessuno....
COMMENTO DI MARCO TONARELLI ALL’ARTICOLO:
http://www.pierpaolovargiu.it/vis_commenti.php?id_new=522
Gli accozzati del Policlinico.Commento inviato da: Marco -------------Ciao Pierpaolo,desidero dire la mia, dato che prima dell'infausta esperienza in "Sardegna It" sono stato partecipe della "vita da precario a 1000 euro" del Policlinico Universitario.Vi ho trascorso circa un anno, con un contratto a progetto (da 1000 euro al mese), per riorganizzare la rete informatica della struttura del Policlinico e alla fine, nonostante non fossi mai stato messo in condizioni di perseguire il mio progetto, nonostante il responsabile del Ced pretendesse che osservassi orari da dipendente (anzi peggio), nonostante facessi di tutto e di più per coprire le conosciutissime lacune causate dalla carenza di personale specializzato in materia di informatica, sono stato messo alla porta senza alcuna motivazione, mentre TUTTI i contratti di altre persone nella mia stessa condizione (delle quali tutti, compreso lo stesso responsabile del Ced, si lamentassero per la scarsa produttività) siano stati rinnovati come per incanto.Ti rimando al racconto più dettagliato sul mio blog http://cocoprostory.blogspot.com/ se la cosa può interessarti, e questo per dimostrarti che al Policlinico, di raccomandati ce ne sono veramente tantiSappi che nel blog ho omesso episodi (che ora ho deciso di inserire e a breve vi compariranno) che rasentano l’inverosimile: a partire da persone che parcheggiano il loro camper all’interno dei parcheggi della struttura, per settimane intere, fino ad arrivare agli alti dirigenti che chiedono l’intervento tecnico del sottoscritto per configurare l’Ipod e Itunes sul proprio computer.Tutto ciò quando invece, brave persone, ottimi tecnici e squisiti professori, medici e ricercatori si ammazzano di lavoro senza neanche un computer per poter lavorare, perché anche per l’assegnazione di un computer che funzioni si deve fare la fila, chiedere in ginocchio e magari promettere favori.Sono stato buttato fuori perché ho cercato di svicolare da queste imposizioni, facendo di tutto per garantire che qualche computer, o un telefono (SI UN TELEFONO) venisse fornito a chi ne avesse necessità.Venni richiamato perché fornii un telefono digitale all’ufficio della Direzione Sanitaria, e venni richiamato perché misi a posto il computer di alcuni medici.Stavo diventando popolare, perché lavoravo e portavo a termine i miei impegni (e pian pianino anche quelli sulla rete trascorrendo numerose ore in più all’interno della struttura e garantendo anche reperibilità.Questa situazione come la definiresti?Ti pongo comunque un quesito:mesi fa, data la situazione critica dei precari di Sardegna It (che conosci benissimo perché te l’ho descritta in maniera particolareggiatissima) che come hai visto è sfociata nella mia dipartita, perché come al solito volevo lavorare seriamente e pretendevo che l’oggetto (quindi il progetto) del mio contratto venisse rispettato, ti chiesi di intervenire, tramite i mezzi che ad un consigliere regionale sono messi a disposizione (ad esempio una interrogazione consigliare e/o richiesta di una commissione di inchiesta/controllo).Mi rispondesti che nonostante esistesse una situazione di illegalità palese, era necessario che si facessero avanti tutti i contrattisti di Sardegna It.Sai benissimo che questo era ed è impossibile, dato che l’arma dell’intimidazione, del recesso (illegale ma sempre recesso) da un contratto, fanno sempre in modo che la maggior parte dei contrattisti stiano zitti e buoni. Se si apre bocca e si chiede legalità si viene fatti fuori come è accaduto a me, che ho appena terminato l’iter della conciliazione obbligatoria presso la direzione provinciale del lavoro e la finirò, se tutto andrà bene, tra un annetto e mezzo (stesso Iter che ho avviato per il Policlinico, e ho dovuto temporaneamente bloccare per mancanza di fondi).I contrattisti del Policlinico che immagino si sono fatti avanti, hanno firmato un documento come l’hai chiesto a me?Esistono solo i contrattisti laureati del Policlinico?Oppure i professionisti, laureati e con anni e anni di esperienza (io ho 41 anni di cui 22 di esperienza come tecnico informatico) di Sardegna IT sono “burdi” (rende l’idea il termine?) per caso?Come mai non hai trattato il caso Sardegna It alla pari del Policlinico?Con questo gesto mi stai dimostrando che anche te (voi) e i sindacati fate figli e figliastri (o vogliamo definirli raccomandati?).Sarò a tua totale disposizione se te ne vorrai occupare.
RISPOSTA DI PIERPAOLO VARGIU:
PP. Vargiu: Chi fa il consigliere regionale viene spesso investito di problemi di interesse generale. I "precari" del Policlinico sono 79 persone che -tutte insieme- chiedono la soluazione del loro problema. Che non è solo un problema loro, è un problema anche dei pazienti che rischiano di perdere professionalità che loro garantiscono. E' un intero Ospedale (quello di Monserrato) di cui viene messa in discussione l'attività.Ho infinito rispetto della tua vicenda personale e ti ho manifestato più volte la disponibilità a trattarla con un'interrogazione.Ti ho però anche detto con onestà che ben pochi risultati può ottenere un'interrogazione su un caso personale: ben diversa sarebbe stata un'azione di denuncia collettiva che consentisse di segnalare una distorsione del sistema.Non ho mai detto che nella tua vicenda avevo accertato una "palese situazione di illegalità" perchè faccio il consigliere regionale e non il giudice e non copro compiti che non mi sono attribuiti.Comprendo perfettamente la tua amarezza, ma proprio perchè sono abituato a trattare con persone che hanno amarezza preferisco non spendere impegni che non posso mantenere.
REPLICA DI MARCO TONARELLI ALLA RISPOSTA DI PIERPAOLO VARGIU
(inviata con successo ma... per adesso ... non pubblicata).
Mi spiace notare che non abbia, alla fine, risposto ai miei quesiti.
Mi sono spiegato male, non intendevo affermare che tu avessi riscontrato una palese situazione di illegalità. Non voglio investirti di oneri e responsabilità che non ti debbono competere.
Ho solo detto, e mi scuso se non mi sono spiegato come avrei dovuto, che necessitavi, nel caso si fosse presentata una situazione di illegalità, di una dichiarazione collettiva da parte dei contrattisti.
Facile ottenere una cosa del genere all'interno di un policlinico, dove già esiste una situazione di forte malcontento e salari da piano di calpestio, difficile invece ottenere ciò in una realtà dove tutto ancora viene gestito, a suon di palanche, nella più assoluta omertà (in Sardegna It vengono pagati consulenti a botte di 50 mila euro annui).
Quando chiesi ad uno sviluppatore software, che si stava lamentando della situazione in cui ci si trovava, il motivo per cui non denunciasse tale condizione, egli mi rispose candidamente: “dove la trovo una azienda che mi paga come Sardegna It?”.
Il fatto che non esista una dichiarazione collettiva, non presuppone il fatto che non sussista una condizione di irregolarità e/o illegalità e se si avverte una situazione di illegalità, nella comunità, mi pare che debba bastare la denuncia di un solo elemento affinché vengano effettuate (in questo caso richieste da un politico), se non altro, le verifiche del caso alle autorità preposte.
Ovunque esista una condizione di garantismo questo dovrebbe essere addirittura un dovere del politico eletto ad una carica come la tua.
L’opposizione politica, ha la funzione di tenere sotto controllo l’operato di chi, in condizione di maggioranza, esegua delle azioni a nome e per conto della comunità.
Possibile che vi proponiate come garanti, tutori e paladini di determinate verità solo quando si presentano situazioni semplici da gestire e che non ingenerino condizioni definibili “scomode”?
La denuncia da parte di un lavoratore non ti/vi basta?
Quante teste debbono cadere affinché un consigliere o chi per lui si possa occupare di una grave anomalia nel sistema (specie se pubblico)?
Ricordo che, quando vi faceva comodo, i vostri colleghi consiglieri (esempio Dedoni) portavano al consiglio un mare di interrogazioni su CRS4 e Sardegna It, mi ricordo anche il vostro attacco alle potenziali assunzioni che avrebbero potuto essere effettuate all’interno della stessa Sardegna It.
Forse è per questo che ora, la regolarizzazione dei contratti all’interno della suddetta azienda non vi interessa?
Mi piace poi il fatto che, per le assunzioni in Sardegna It fossero assolutamente (sempre per Dedoni) necessari i pubblici concorsi mentre per te, al Policlinico, basterebbe la regolarizzazione dei contratti, senza passare per lo strumento del concorso (credo che invece un medico assolutamente dimostrare le proprie capacità prima di essere abilitato a mettere le mani su di un Cristiano). Sarà il caso che vi mettiate d’accordo?
Ad ogni modo, non è l’amarezza (che ho provato in dosi massicce, non lo nego e sarebbe strano il contrario) che mi muove, ed è inutile che tu la citi quasi a far capire che tutto quello che ho scritto sia legato a una mia situazione di “instabilità psicologica” dettata da frustrazione.
Mi spiace anzi che ti trinceri dietro ad una scusa del genere.
Sono serenissimo, ho rinunciato anche al supporto da parte dei Sindacati, ma ho riscontrato e sto denunciando una situazione di gravissima illegalità, all’interno di aziende pubbliche e/o controllate da enti pubblici, l’ho denunciata nelle apposite sedi legali e sto denunciandola nelle apposite sedi politiche.
Te la senti tramite la funzione della quale, tramite il voto di noi elettori, sei stato investito, di far qualcosa o vuoi farmi capire che eleggere un consigliere presso il consiglio regionale, non serva praticamente a nulla se non a garantirgli uno stipendio per tutta la durata della legislatura?
Tornando all’amarezza, questa mi è sorta stamattina, quando ho letto il tuo articolo relativo al Policlinico nel quale vuoi far capire che in tale struttura non esista il cosiddetto “accozzo” ovvero si tratterebbe di una situazione neanche degna di nota.
Questa per me (e non solo) è totale disinformazione con scopo propagandistico.
Gli accozzati del Policlinico, anche se in misura minima (e non sono così pochi contaci) sono deleteri, come lo sono in qualsivoglia realtà lavorativa.
Al Policlinico sono pericolosi perché non auguro a nessuno di finire nelle mani di un medico che non abbia le capacità, provate e dimostrate, di esercitare l’arte medica, ma sono in generale pericolosi perché vanno a minare il sacrosanto diritto al lavoro di chi, per anni, si è spezzato la schiena sui libri o sul lavoro, accumulando esperienza e capacità che a causa di persone che passano per vie preferenziali, non gli verranno mai riconosciute.
Anche un solo accozzato, in qualsiasi posizione e con qualsivoglia ruolo, è da individuare e da allontanare, peggio che mai un medico all’interno di un nosocomio.
Attendo le cortesi risposte alle mie precedenti domande.
Ti saluto.
Marco Tonarelli.
Gli accozzati ..... NON ESISTONO ....
Mesi fa, quando sono iniziate le mie vicissitudini presso la sancta sanctorum (permettetemi l'ironia) dell'informatica sarda (Sardegna It), ho chiesto ad un consigliere regionale dell'opposizione, di prestare attenzione alla situazione (descritta nei precedenti post) che si stava venendo a creare.
Ricevetti delle risposte che non digerii più di tanto, poichè un politico, posto a controllo dell'operato di una maggioranza, non può pretendere (come non lo pretenderebbe qualsivoglia organo di vigilanza e/o controllo) una denuncia collettiva per una determinata situazione di palese illegalità (questo mi venne chiesto).
Ritengo che per muovere determinati ingranaggi debba bastare la responsabile e consapevole denuncia di illecito da parte di anche un solo cittadino, specialmente se quest'ultimo è una delle vittime oltre che testimone di tali illeciti.
Decisi pertanto di rinunciare ad insistere affinchè un consigliere dell'opposizione utilizzasse gli strumenti postigli a disposizione per poter verificare, se non altro, che tali anomalie si stessero realmente verificando e, nel caso, l'entità di tali illeciti.
Sono passati mesi da quando ho ricevuto tale richiesta (quella di produrre una dichiarazione firmata da numerosi colleghi relativamente a quanto accadeva in Sardegna It) e, essendomi iscritto alla newsletter del sito del consigliere di cui faccio menzione, con sorpresa e .. concedetemelo .. con rammarico, mercoledì 21 Novembre mi ritrovo a leggere un articolo (http://www.pierpaolovargiu.it/notizia.php?id=522), nel quale non solo si descrive l'ambiente del Policlinico Universitario di Cagliari come praticamente esente da fenomeni di raccomandazione ma si propone la regolarizzazione di personale medico precario senza neanche l'ausilio dei concorsi.
Dico io ... Se mai accadesse .. più accozzati di così !!
.. a parte che l'attuale opposizione pretende che il personale di Sardegna It venga assunto solo ed esclusivamente tramite pubblico concorso, secondo me proprio un medico DEVE passare per una commissione che ne certifichi la professionalità, possibile che una proposta del genere giunga da un componente del consiglio regionale?
Mi sono sentito in diritto e dovere di porre alcuni quesiti di chiarimento al consigliere.
Tutta la vicenda che ne è scaturita è riportata nel thread che inserisco nel post a seguire.
Ricevetti delle risposte che non digerii più di tanto, poichè un politico, posto a controllo dell'operato di una maggioranza, non può pretendere (come non lo pretenderebbe qualsivoglia organo di vigilanza e/o controllo) una denuncia collettiva per una determinata situazione di palese illegalità (questo mi venne chiesto).
Ritengo che per muovere determinati ingranaggi debba bastare la responsabile e consapevole denuncia di illecito da parte di anche un solo cittadino, specialmente se quest'ultimo è una delle vittime oltre che testimone di tali illeciti.
Decisi pertanto di rinunciare ad insistere affinchè un consigliere dell'opposizione utilizzasse gli strumenti postigli a disposizione per poter verificare, se non altro, che tali anomalie si stessero realmente verificando e, nel caso, l'entità di tali illeciti.
Sono passati mesi da quando ho ricevuto tale richiesta (quella di produrre una dichiarazione firmata da numerosi colleghi relativamente a quanto accadeva in Sardegna It) e, essendomi iscritto alla newsletter del sito del consigliere di cui faccio menzione, con sorpresa e .. concedetemelo .. con rammarico, mercoledì 21 Novembre mi ritrovo a leggere un articolo (http://www.pierpaolovargiu.it/notizia.php?id=522), nel quale non solo si descrive l'ambiente del Policlinico Universitario di Cagliari come praticamente esente da fenomeni di raccomandazione ma si propone la regolarizzazione di personale medico precario senza neanche l'ausilio dei concorsi.
Dico io ... Se mai accadesse .. più accozzati di così !!
.. a parte che l'attuale opposizione pretende che il personale di Sardegna It venga assunto solo ed esclusivamente tramite pubblico concorso, secondo me proprio un medico DEVE passare per una commissione che ne certifichi la professionalità, possibile che una proposta del genere giunga da un componente del consiglio regionale?
Mi sono sentito in diritto e dovere di porre alcuni quesiti di chiarimento al consigliere.
Tutta la vicenda che ne è scaturita è riportata nel thread che inserisco nel post a seguire.
Etichette:
accozzati policlinico
giovedì 11 ottobre 2007
Sardegna IT - La Madre delle esperienze con un Co Co Pro
Stavo ancora leccandomi le ferite per via della dipartita dal Policlinico Universitario e rieccomi daccapo, a combattere con un contratto di collaborazione professionale, praticamente stipulato, come se non fosse bastato il primo, con un altro ente pubblico!Riguardo quello che sto per raccontare, ho redatto un memoriale che, per ora, non posso rendere pubblico in quanto il suo contenuto, oltre alla documentazione allegata, saranno la base del ricorso che, tramite il mio legale, ho deciso di intentare nei confronti dell'azienda per la quale ho prestato servizio.L'azienda di cui faccio menzione è la "Sardegna It S.r.l.", azienda in House alla Regione Autonoma della Sardegna.Lo scopo di tale azienda, in scarne parole, è quello di fornire quei servizi, nell'ambito della Information Tecnology, che altrimenti la Regione Sardegna (in questo caso) dovrebbe ottenere, da aziende private, bandendo apposite gare di appalto.Non voglio qui entrare nel "tunnel" delle società in House, magari toccherò il tasto in seguito.Voglio parlare invece di come, una esperienza che avrebbe dovuto essere motivo di crescita e di occupazione per un discreto numero di lavoratori, oltre che per la Regione Sardegna stessa, si sia trasformata nella peggiore delle trappole che io stesso, in più di 20 anni di vita lavorativa, abbia mai sperimentato.Esperienza che, stavolta, è venuta a cercarmi, dato che se per la precedente mi ero adoperato affinché potessi accedere alla "corte" della pubblica amministrazione, questa volta mi stavo tranquillamente gestendo l’azienda, avevo acquisito clienti stabili che mi garantivano un introito pressoché regolare e dignitoso e in particolar modo non avevo alcuna intenzione di fornire nuovamente la mia professionalità ad un ente pubblico (se qualcuno si chiede il motivo per cui una persona che è professionalmente nata nel privato, abbia una sorta di repulsione a lavorare nell’ambiente pubblico, me lo faccia presente, dedicherò un post esclusivamente a tale argomento).Quando, nel Maggio del 2006, mi è stato proposto di collaborare con il CRS4 (Centro di Ricerca Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna) per il nuovo progetto CSR (Centro Servizi Regionali), non ho assolutamente pensato al fatto che avrei avuto nuovamente a che fare con un ente pubblico, pur sapendo che il CRS4 fosse una realtà controllata da Sardegna Ricerche (già Consorzio Ventuno) e quindi dalla Regione Autonoma della Sardegna. Ho piuttosto pensato all’occasione che mi si proponeva di collaborare con un importante centro di ricerche, per un progetto molto ambizioso.Per il fatto poi che esistesse un progetto e in particolar modo un terreno di lavoro fertile (sulla carta), e per via del mio approccio tipico da azienda privata, nella quale si fa partire la locomotiva e non la si lascia fermare finchè gli obbiettivi non siano stati perseguiti, rimasi veramente entusiasta e mi ritrovai totalmente coinvolto.Ho quindi preso i contatti con l'allora responsabile del progetto e ho accettato di effettuare un periodo iniziale, regolarmente contrattualizzato, per conoscere e conoscerci nell'ambito operativo e organizzativo del suddetto.Il luogo di lavoro, occupandomi di sicurezza sulle reti, era il Centro Elaborazione Dati della Presidenza della Regione Autonoma della Sardegna.Durante tale periodo ho avuto il sentore (come lo ebbero anche i colleghi con cui collaboravo) di una certa ostilità, da parte del personale "di stanza" presso tale struttura, ma non me ne sono fatto un grosso problema
Avendo già vissuto in prima persona una situazione simile ho pensato che, quando un tecnico, che per anni si occupa di un Centro Elaborazione Dati o parte dello stesso, si vede arrivare un gruppo di perfetti sconosciuti che, per ordini superiori, debbono prendere in mano tutto il prodotto del proprio lavoro, con la prospettiva di essere anche destrutturato, demansionato e trasferito, non può certo trovarsi nelle condizioni psicologiche più consone a creare un ambiente di collaborazione e proattività con i nuovi arrivati.Quando ho iniziato ad operare presso il ced della Regione, non ho trovato una effettiva situazione di ostruzionismo verso le nostre attività, ma ci stà che la nostra presenza fosse vista (a mio avviso giustamente) con molta diffidenza.Ad ogni modo, nonostante le prevedibili problematiche, il trimestre di prova venne confermato con un nuovo contratto di collaborazione professionale, che avrebbe dovuto scadere il 31 Dicembre del 2007 (in pratica dovrebbe essere ancora attivo).Il primo e il secondo contratto, entrambi stipulati con il CRS4, erano basati sullo stesso identico progetto, che prevedeva l'analisi delle soluzioni di sicurezza logica da attuare presso il Ced della Regione, la valutazione di apparati di sicurezza da adottare presso lo stesso e il supporto tecnico alle aziende che avrebbero avviato nuovi servizi presso la struttura.Mentre, nel corso del primo contratto le modalità operative relative a quanto contrattualizzato venivano rispettate, nel corso del secondo contratto ho ricevuto l'incarico di coordinare il nuovo gruppo che avrebbe dovuto andare a formarsi per la gestione di tutte le questioni tecniche e organizzative relative alla rete informatica e telematica del ced.In qualità di coordinatore dell'unità operativa reti (questo è/era il nome del gruppo da me gestito) ho provveduto ad organizzare e tenere i colloqui per l'inquadramento del personale necessario e ho iniziato a fare da punto di contatto con tutte le aziende coinvolte nel rilascio di nuovi servizi e con il personale tecnico interno al ced.
Va da se che un impegno del genere, non poteva essere affrontato secondo quanto legalmente previsto per un contratto di collaborazione a progetto.
Le varie attività comportavano la presenza mia e dei miei colleghi per lassi di tempo spesso più lunghi degli stessi orari di permanenza del personale tecnico della Regione.
Tale condizione mi impose la riduzione degli impegni nei confronti dei clienti acquisiti, riducendo pertanto anche gli introiti che ne derivavano a tal punto da portarmi a decidere, spinto anche dalla pressione fiscale a cui sono sottoposte le imprese, di chiudere l’attività in favore di quello che stavo facendo per conto del CRS4.
A ciò si aggiungano le affermazioni che (a questo punto immagino fosse una cosa calcolata) venivano fatte, relativamente alla creazione di una azienda “in house” nella quale saremmo stati assorbiti, con una contrattualizzazione a tempo indeterminato.
A supportare quanto scritto sopra vi era la consapevolezza del fatto che non sarebbe stato possibile gestire un sistema informativo complesso (per il quale sono necessari servizi a turnazione, reperibilità e disponibilità durante gli orari lavorativi dell’intera amministrazione regionale) con personale inquadrato tramite contratti a progetto, con i quali non è possibile richiedere al collaboratore nulla che possa far configurare un rapporto di subordinazione.
Sia chiaro che comunque, per buona pace di tutti, nonostante la totale incertezza per una condizione lavorativa stabile e nonostante non dovessimo assolutamente darne disponibilità, veniva fornita la reperibilità, la presenza durante orari lavorativi della Regione e ci si stava addirittura attrezzando per supportare eventuali turnazioni.
Il tutto, all’interno di una struttura, come già detto, con personale “cordialmente ostile” e ammassati in vani tecnici o in stanze di dimensioni tali da poter accogliere molte meno persone di quelle che invece vi erano “stipate”.
Inizialmente si aveva la possibilità di accedere ad Internet ma, in seguito, ci venne negata anche tale possibilità, dato che il personale della Regione aveva pensato bene di scollegarci dalla rete di navigazione. Si operava quindi senza neanche la possibilità di leggere la posta elettronica, di lavorare sui nostri progetti e di fornire supporto a chi ne aveva la necessità.
Insomma un vero e proprio boicottaggio.
Tutto ciò, in attesa che venisse creata la tanto agognata “Società in House”, la quale avrebbe avuto l’autonomia e gli strumenti per superare tutte le problematiche sino ad allora presentatesi. Le cose sarebbero cambiate notevolmente.
Questo almeno ci veniva detto e garantito da mesi.
Arrivò anche il giorno della nascita della suddetta Azienda e dopo un certo periodo, si insediò l’amministratore Marchigiano (ma noi in Sardegna non siamo capaci di amministrare un azienda?) Lucio Forastieri.
Da quel momento le cose, come più volte garantitoci, cambiarono, ma in peggio!
Lascio gli approfondimenti sulla questione al documento in possesso del mio legale, ma voglio soltanto dire che, dal momento in cui il nuovo amministratore prese le redini della “situazione”, si vennero a creare situazioni di prevaricazione nei miei confronti, da parte di persone di sua “fiducia” e non solo, anche da parte di aziende e consulenti esterni.
L’amministratore pretendeva, ad esempio, che il sottoscritto effettuasse attività sugli apparati di sicurezza della rete, non previste dal progetto del mio contratto e non solo, esigeva anche che le effettuassi seguendo progetti e direttive dettate da aziende esterne, contravvenendo palesemente non solo a quanto previsto dal Contratto di Collaborazione a Progetto intercorrente, ma anche alle più banali regole di sicurezza da osservare in un Centro Elaborazione Dati sensibile come quello della Presidenza della Regione Sardegna.
Imposizioni, quelle dell’amministratore, che giunsero ad essere presentate nella forma e perentorietà di veri e propri Ordini di Servizio scritti (il colmo dei colmi per un co.co.pro).
In seguito alla mia opposizione a tali richieste, seguite comunque da mie valutazioni sulla sicurezza e sugli impatti che qualsiasi azione avrebbe avuto sulla rete, oltre che da proposte alternative, costruttive e tecnicamente adeguate, venni letteralmente isolato dal resto del personale dell’azienda. Non venni più convocato alle riunioni di progetto, e contemporaneamente le persone che coordinavo sino ad allora, ricevevano Email, in cui venivano comunicate attività da svolgere sulla rete, senza che il sottoscritto ne venisse minimamente informato.
Anche le attività previste dal progetto del mio contratto, venivano effettuate da altri colleghi, che avevano progetti contrattualizzati completamente diversi dal mio o addirittura da aziende esterne.
Sono stato anche convocato in una riunione, nella quale l’ordine del giorno era chiaramente quello di scaricare, sul sottoscritto, la responsabilità di problematiche che non mi competevano minimamente, e ad ogni mio accenno di prendere la parola, questa mi veniva tolta dall’amministratore stesso, che interpellava le altre persone presenti, impedendomi quindi di poter dire la mia al riguardo.
Tali atteggiamenti (indiscutibilmente mobbizzanti) che sono giunto a diffidare per iscritto (tramite Mail e Raccomandata A/R) l’amministratore sono stati portati all’attenzione del Direttore per l’Innovazione Tecnologica della Presidenza (dal quale non ho mai ricevuto alcuna comunicazione al riguardo) e resi di pubblico dominio in azienda, così che si capisse quale fosse la linea di comportamento che l’Ingegner Lucio Forastieri, amministratore di Sardegna It S.r.l. stava imprimendo all’azienda per i casi in cui il personale precario esigesse che i propri diritti venissero rispettati.
Nessuno ha mai fatto qualcosa per capire cosa stesse accadendo e anzi, alle mie denuncie, faceva seguito un silenzio totale che poteva durare anche un paio di giorni.
Nessuno mai ha pensato di convocarmi per avere dei chiarimenti relativi ai fatti accaduti e nessuno ha mai cercato di capire (c’era poco da capire evidentemente) il motivo per cui l’amministratore premesse affinché il sottoscritto facesse quanto da lui indebitamente impostomi.
Come prevedibile, il risultato del voler fare rispettare i propri diritti è stato quello di ricevere una lettera di recesso dal contratto intercorrente tra il sottoscritto e la società “Sardegna It S.r.l.”.
Recesso basato su di una clausola contrattuale per la cui legittimità ritengo sarà il caso di attendere la decisione del giudice del lavoro al quale potrò ricorrere solo dopo che si sarà convocata la commissione, presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Cagliari, per il tentativo obbligatorio di conciliazione (vedi il post precedente sulla mia prima esperienza con un co.co.pro.).
In pratica, per un anno ho:
lavorato da dipendente con mansioni che sarebbero da 7° livello in un CCNL metalmeccanici,
ridotto al minimo, fino a rinunciarvi totalmente, la mia precedentemente attività per potermi dedicare ai miei compiti in Sardegna It,
subìto atteggiamenti di ostruzionismo da parte dei dipendenti della Regione Sardegna,
subìto azioni di mobbizzazione direttamente dall’amministratore della suddetta azienda,
subito la beffa di un recesso così da ritrovarmi disoccupato a 41 anni, con una moglie che non lavora, un figlio di 3 mesi, una figlia di 6 anni, senza il diritto alla mobilità o a una indennità di disoccupazione.
Non credo proprio che accetterei altri contratti di collaborazione a progetto, qualcuno dice che non c’è il 2 senza il 3, e la mia situazione attuale mi porterebbe sicuramente ad accettarlo, prima di tutto viene la mia famiglia, trovo però che sarebbe la conferma della mera connotazione ricattatoria di questa tipologia contrattuale.
Avendo già vissuto in prima persona una situazione simile ho pensato che, quando un tecnico, che per anni si occupa di un Centro Elaborazione Dati o parte dello stesso, si vede arrivare un gruppo di perfetti sconosciuti che, per ordini superiori, debbono prendere in mano tutto il prodotto del proprio lavoro, con la prospettiva di essere anche destrutturato, demansionato e trasferito, non può certo trovarsi nelle condizioni psicologiche più consone a creare un ambiente di collaborazione e proattività con i nuovi arrivati.Quando ho iniziato ad operare presso il ced della Regione, non ho trovato una effettiva situazione di ostruzionismo verso le nostre attività, ma ci stà che la nostra presenza fosse vista (a mio avviso giustamente) con molta diffidenza.Ad ogni modo, nonostante le prevedibili problematiche, il trimestre di prova venne confermato con un nuovo contratto di collaborazione professionale, che avrebbe dovuto scadere il 31 Dicembre del 2007 (in pratica dovrebbe essere ancora attivo).Il primo e il secondo contratto, entrambi stipulati con il CRS4, erano basati sullo stesso identico progetto, che prevedeva l'analisi delle soluzioni di sicurezza logica da attuare presso il Ced della Regione, la valutazione di apparati di sicurezza da adottare presso lo stesso e il supporto tecnico alle aziende che avrebbero avviato nuovi servizi presso la struttura.Mentre, nel corso del primo contratto le modalità operative relative a quanto contrattualizzato venivano rispettate, nel corso del secondo contratto ho ricevuto l'incarico di coordinare il nuovo gruppo che avrebbe dovuto andare a formarsi per la gestione di tutte le questioni tecniche e organizzative relative alla rete informatica e telematica del ced.In qualità di coordinatore dell'unità operativa reti (questo è/era il nome del gruppo da me gestito) ho provveduto ad organizzare e tenere i colloqui per l'inquadramento del personale necessario e ho iniziato a fare da punto di contatto con tutte le aziende coinvolte nel rilascio di nuovi servizi e con il personale tecnico interno al ced.
Va da se che un impegno del genere, non poteva essere affrontato secondo quanto legalmente previsto per un contratto di collaborazione a progetto.
Le varie attività comportavano la presenza mia e dei miei colleghi per lassi di tempo spesso più lunghi degli stessi orari di permanenza del personale tecnico della Regione.
Tale condizione mi impose la riduzione degli impegni nei confronti dei clienti acquisiti, riducendo pertanto anche gli introiti che ne derivavano a tal punto da portarmi a decidere, spinto anche dalla pressione fiscale a cui sono sottoposte le imprese, di chiudere l’attività in favore di quello che stavo facendo per conto del CRS4.
A ciò si aggiungano le affermazioni che (a questo punto immagino fosse una cosa calcolata) venivano fatte, relativamente alla creazione di una azienda “in house” nella quale saremmo stati assorbiti, con una contrattualizzazione a tempo indeterminato.
A supportare quanto scritto sopra vi era la consapevolezza del fatto che non sarebbe stato possibile gestire un sistema informativo complesso (per il quale sono necessari servizi a turnazione, reperibilità e disponibilità durante gli orari lavorativi dell’intera amministrazione regionale) con personale inquadrato tramite contratti a progetto, con i quali non è possibile richiedere al collaboratore nulla che possa far configurare un rapporto di subordinazione.
Sia chiaro che comunque, per buona pace di tutti, nonostante la totale incertezza per una condizione lavorativa stabile e nonostante non dovessimo assolutamente darne disponibilità, veniva fornita la reperibilità, la presenza durante orari lavorativi della Regione e ci si stava addirittura attrezzando per supportare eventuali turnazioni.
Il tutto, all’interno di una struttura, come già detto, con personale “cordialmente ostile” e ammassati in vani tecnici o in stanze di dimensioni tali da poter accogliere molte meno persone di quelle che invece vi erano “stipate”.
Inizialmente si aveva la possibilità di accedere ad Internet ma, in seguito, ci venne negata anche tale possibilità, dato che il personale della Regione aveva pensato bene di scollegarci dalla rete di navigazione. Si operava quindi senza neanche la possibilità di leggere la posta elettronica, di lavorare sui nostri progetti e di fornire supporto a chi ne aveva la necessità.
Insomma un vero e proprio boicottaggio.
Tutto ciò, in attesa che venisse creata la tanto agognata “Società in House”, la quale avrebbe avuto l’autonomia e gli strumenti per superare tutte le problematiche sino ad allora presentatesi. Le cose sarebbero cambiate notevolmente.
Questo almeno ci veniva detto e garantito da mesi.
Arrivò anche il giorno della nascita della suddetta Azienda e dopo un certo periodo, si insediò l’amministratore Marchigiano (ma noi in Sardegna non siamo capaci di amministrare un azienda?) Lucio Forastieri.
Da quel momento le cose, come più volte garantitoci, cambiarono, ma in peggio!
Lascio gli approfondimenti sulla questione al documento in possesso del mio legale, ma voglio soltanto dire che, dal momento in cui il nuovo amministratore prese le redini della “situazione”, si vennero a creare situazioni di prevaricazione nei miei confronti, da parte di persone di sua “fiducia” e non solo, anche da parte di aziende e consulenti esterni.
L’amministratore pretendeva, ad esempio, che il sottoscritto effettuasse attività sugli apparati di sicurezza della rete, non previste dal progetto del mio contratto e non solo, esigeva anche che le effettuassi seguendo progetti e direttive dettate da aziende esterne, contravvenendo palesemente non solo a quanto previsto dal Contratto di Collaborazione a Progetto intercorrente, ma anche alle più banali regole di sicurezza da osservare in un Centro Elaborazione Dati sensibile come quello della Presidenza della Regione Sardegna.
Imposizioni, quelle dell’amministratore, che giunsero ad essere presentate nella forma e perentorietà di veri e propri Ordini di Servizio scritti (il colmo dei colmi per un co.co.pro).
In seguito alla mia opposizione a tali richieste, seguite comunque da mie valutazioni sulla sicurezza e sugli impatti che qualsiasi azione avrebbe avuto sulla rete, oltre che da proposte alternative, costruttive e tecnicamente adeguate, venni letteralmente isolato dal resto del personale dell’azienda. Non venni più convocato alle riunioni di progetto, e contemporaneamente le persone che coordinavo sino ad allora, ricevevano Email, in cui venivano comunicate attività da svolgere sulla rete, senza che il sottoscritto ne venisse minimamente informato.
Anche le attività previste dal progetto del mio contratto, venivano effettuate da altri colleghi, che avevano progetti contrattualizzati completamente diversi dal mio o addirittura da aziende esterne.
Sono stato anche convocato in una riunione, nella quale l’ordine del giorno era chiaramente quello di scaricare, sul sottoscritto, la responsabilità di problematiche che non mi competevano minimamente, e ad ogni mio accenno di prendere la parola, questa mi veniva tolta dall’amministratore stesso, che interpellava le altre persone presenti, impedendomi quindi di poter dire la mia al riguardo.
Tali atteggiamenti (indiscutibilmente mobbizzanti) che sono giunto a diffidare per iscritto (tramite Mail e Raccomandata A/R) l’amministratore sono stati portati all’attenzione del Direttore per l’Innovazione Tecnologica della Presidenza (dal quale non ho mai ricevuto alcuna comunicazione al riguardo) e resi di pubblico dominio in azienda, così che si capisse quale fosse la linea di comportamento che l’Ingegner Lucio Forastieri, amministratore di Sardegna It S.r.l. stava imprimendo all’azienda per i casi in cui il personale precario esigesse che i propri diritti venissero rispettati.
Nessuno ha mai fatto qualcosa per capire cosa stesse accadendo e anzi, alle mie denuncie, faceva seguito un silenzio totale che poteva durare anche un paio di giorni.
Nessuno mai ha pensato di convocarmi per avere dei chiarimenti relativi ai fatti accaduti e nessuno ha mai cercato di capire (c’era poco da capire evidentemente) il motivo per cui l’amministratore premesse affinché il sottoscritto facesse quanto da lui indebitamente impostomi.
Come prevedibile, il risultato del voler fare rispettare i propri diritti è stato quello di ricevere una lettera di recesso dal contratto intercorrente tra il sottoscritto e la società “Sardegna It S.r.l.”.
Recesso basato su di una clausola contrattuale per la cui legittimità ritengo sarà il caso di attendere la decisione del giudice del lavoro al quale potrò ricorrere solo dopo che si sarà convocata la commissione, presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Cagliari, per il tentativo obbligatorio di conciliazione (vedi il post precedente sulla mia prima esperienza con un co.co.pro.).
In pratica, per un anno ho:
lavorato da dipendente con mansioni che sarebbero da 7° livello in un CCNL metalmeccanici,
ridotto al minimo, fino a rinunciarvi totalmente, la mia precedentemente attività per potermi dedicare ai miei compiti in Sardegna It,
subìto atteggiamenti di ostruzionismo da parte dei dipendenti della Regione Sardegna,
subìto azioni di mobbizzazione direttamente dall’amministratore della suddetta azienda,
subito la beffa di un recesso così da ritrovarmi disoccupato a 41 anni, con una moglie che non lavora, un figlio di 3 mesi, una figlia di 6 anni, senza il diritto alla mobilità o a una indennità di disoccupazione.
Non credo proprio che accetterei altri contratti di collaborazione a progetto, qualcuno dice che non c’è il 2 senza il 3, e la mia situazione attuale mi porterebbe sicuramente ad accettarlo, prima di tutto viene la mia famiglia, trovo però che sarebbe la conferma della mera connotazione ricattatoria di questa tipologia contrattuale.
venerdì 5 ottobre 2007
Prima Esperienza con un Co.Co.Pro.
Come ho descritto nel post precedente, il mio fine, gestendo una ditta che avrebbe dovuto creare profitti, era quello di trovare una o più commesse che mi facessero da trampolino di lancio, non cercavo il profitto rapido e facile, ma la possibilità di dimostrare le mie potenzialità così da poter poi vendere, in maniera redditizia i miei prodotti.
L'occasione si presentò quando mi venne proposto di effettuare alcune verifiche atte a studiare la soluzione a dei seri problemi che si verificavano sul network dell'ospedale "Brotzu" di Cagliari.
Effettuati i test, proposi di poter collaborare all'interno del nosocomio, al fine di poter risolvere tali problematiche.
Presentai pertanto, al responsabile dei sistemi informativi, una relazione dettagliata e, inizialmente, riscontrai un interesse favorevole per le mie soluzioni, in seguito però le mie proposte vennero accantonate per motivi che ignoravo ma che, a tempo debito, divennero chiarissimi.
Successivamente, lo stesso responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu" mi propose, di risolvere le problematiche della rete del Policlinico Univesitario di Cagliari del cui CED lui era il dirigente responsabile.
Iniziai a collaborare presso il Policlinico inizialmente come volontario (si intende per "volontario presso il ced del policlinico", un professionista che lavora senza alcuna retribuzione o inquadramento previdenziale) e in seguito a tale periodo, che definirei di prova, mi venne finalmente proposto di operarvi tramite un contratto di collaborazione a progetto.
Qualcuno penserà che si trattasse di un contratto redditizio, beh pensavo anche io che la proposta sarebbe stata più interessante, dato che, alla fine del mese, tolta la ritenuta d'acconto mi restavano in tasca 1000 euro. Per me comunque era un investimento e pertanto non ebbi nulla da ridire, dato che intendevo rispettare il progetto inserito nel contratto, il quale contemplava esclusivamente le azioni necessarie a ridisegnare la rete dell'intera struttura.
L'occasione si presentò quando mi venne proposto di effettuare alcune verifiche atte a studiare la soluzione a dei seri problemi che si verificavano sul network dell'ospedale "Brotzu" di Cagliari.
Effettuati i test, proposi di poter collaborare all'interno del nosocomio, al fine di poter risolvere tali problematiche.
Presentai pertanto, al responsabile dei sistemi informativi, una relazione dettagliata e, inizialmente, riscontrai un interesse favorevole per le mie soluzioni, in seguito però le mie proposte vennero accantonate per motivi che ignoravo ma che, a tempo debito, divennero chiarissimi.
Successivamente, lo stesso responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu" mi propose, di risolvere le problematiche della rete del Policlinico Univesitario di Cagliari del cui CED lui era il dirigente responsabile.
Iniziai a collaborare presso il Policlinico inizialmente come volontario (si intende per "volontario presso il ced del policlinico", un professionista che lavora senza alcuna retribuzione o inquadramento previdenziale) e in seguito a tale periodo, che definirei di prova, mi venne finalmente proposto di operarvi tramite un contratto di collaborazione a progetto.
Qualcuno penserà che si trattasse di un contratto redditizio, beh pensavo anche io che la proposta sarebbe stata più interessante, dato che, alla fine del mese, tolta la ritenuta d'acconto mi restavano in tasca 1000 euro. Per me comunque era un investimento e pertanto non ebbi nulla da ridire, dato che intendevo rispettare il progetto inserito nel contratto, il quale contemplava esclusivamente le azioni necessarie a ridisegnare la rete dell'intera struttura.
Avrei quindi potuto gestire la cosa da vero e proprio libero professionista occupandomi, nei momenti in cui non fossi stato presente presso la struttura del policlinico, dei miei altri clienti.
Invece così non potè essere, dato che il personale "strutturato" presso il Ced del Policlinico, si lamentava del fatto che il sottoscritto non fosse presente dalla mattina presto per sopperire a problematiche che si presentavano sistematicamente presso gli sportelli dell'accettazione, a problemi sui personal computers presenti nei laboratori e a quant'altro presentasse problemi.
Il mio contratto di collaborazione a progetto, sul quale era chiaramente riportato che avrei dovuto agire in totale libertà operativa, senza vincoli di orari e subordinazione, e sul quale era riportato un progetto che riguardava la reingegnerizzazione della rete, si era trasformato in un "contratto di assistenza tecnica a ricatto" tramite il quale, con la spada di Damocle del mancato rinnovo, mi si imponeva di fornire supporto da tecnico hardware, supporto IT per nuove installazioni di software, collaudo di personal computers e di sistemi di videoconferenza, e quant'altro fosse necessario a tenere in piedi un sistema che definirlo scalcinato sarebbe un eufemismo.
Dovetti intervenire anche per effettuare i cablaggi di rete, per i quali è tuttora presente 24 ore su 24 una società che è pagata appositamente per la parte infrastrutturale.
Peccato che i suoi tecnici non sapessero neanche come fosse fatta una presa di rete RJ45 categoria 5, pertanto dovetti anche insegnargli ad effettuare le connessioni.
Accedevo presso il Policlinico verso le 9 del mattino, se dovevo seguire qualche mio cliente mi dovevo spostare per l'ora di pranzo e dovevo poi rientrare perchè se qualcuno non mi trovava, disponibile ad intervenire per qualsivoglia problematica mi venisse posta, arrivavano immediatamente le mail con carattere ricattatorio.
Dopo mesi, durante i quali dovetti occuparmi di tutto, all'infuori di quello per il quale avevo firmato il contratto, decisi di premere affinchè venissi messo in condizioni di poter perseguire il progetto del mio contratto.
Invece così non potè essere, dato che il personale "strutturato" presso il Ced del Policlinico, si lamentava del fatto che il sottoscritto non fosse presente dalla mattina presto per sopperire a problematiche che si presentavano sistematicamente presso gli sportelli dell'accettazione, a problemi sui personal computers presenti nei laboratori e a quant'altro presentasse problemi.
Il mio contratto di collaborazione a progetto, sul quale era chiaramente riportato che avrei dovuto agire in totale libertà operativa, senza vincoli di orari e subordinazione, e sul quale era riportato un progetto che riguardava la reingegnerizzazione della rete, si era trasformato in un "contratto di assistenza tecnica a ricatto" tramite il quale, con la spada di Damocle del mancato rinnovo, mi si imponeva di fornire supporto da tecnico hardware, supporto IT per nuove installazioni di software, collaudo di personal computers e di sistemi di videoconferenza, e quant'altro fosse necessario a tenere in piedi un sistema che definirlo scalcinato sarebbe un eufemismo.
Dovetti intervenire anche per effettuare i cablaggi di rete, per i quali è tuttora presente 24 ore su 24 una società che è pagata appositamente per la parte infrastrutturale.
Peccato che i suoi tecnici non sapessero neanche come fosse fatta una presa di rete RJ45 categoria 5, pertanto dovetti anche insegnargli ad effettuare le connessioni.
Accedevo presso il Policlinico verso le 9 del mattino, se dovevo seguire qualche mio cliente mi dovevo spostare per l'ora di pranzo e dovevo poi rientrare perchè se qualcuno non mi trovava, disponibile ad intervenire per qualsivoglia problematica mi venisse posta, arrivavano immediatamente le mail con carattere ricattatorio.
Dopo mesi, durante i quali dovetti occuparmi di tutto, all'infuori di quello per il quale avevo firmato il contratto, decisi di premere affinchè venissi messo in condizioni di poter perseguire il progetto del mio contratto.
Chiesi che mi si lasciasse lavorare esclusivamente sul mio progetto e che venisse acquistato il materiale necessario a poter operare sulla rete.
Non solo non mi si diede ascolto ma un bel giorno, il responsabile del Ced mi propose di farmi carico della stilazione del DPS dell'intero policlinico.
Non mi opposi ma chiesi che tale incarico facesse seguito ad un contratto supplementare, nel quale mi si riconoscesse un adeguato compenso.
Non solo non mi si diede ascolto ma un bel giorno, il responsabile del Ced mi propose di farmi carico della stilazione del DPS dell'intero policlinico.
Non mi opposi ma chiesi che tale incarico facesse seguito ad un contratto supplementare, nel quale mi si riconoscesse un adeguato compenso.
Ero inoltre a conoscenza del fatto che era stata indetta una gara, alla quale erano state invitate alcune aziende esterne, che avevano giustamente, data la complessità dell'operazione, avevano presentato dei preventivi che superavano la decina di migliaia di euro.
In pratica avrei dovuto fare il lavoro, gratis, per conto di una azienda esterna che si sarebbe fatta pagare profumatamente.
Alla mia richiesta seguì il silenzio, e in seguito ci fu il tentativo, durante una riunione di "coordinamento" impormi quanto precedentemente propostomi.
La mia risposta non si discostò minimamente da quanto precedentemente affermato: avrei effettuato il lavoro, e della cosa ero anche orgoglioso, se avessi potuto contare su un ulteriore compenso.
Non voglio che si pensi al fatto che il sottoscritto lavori per il mero guadagno, stilare il DPS per un azienda ospedaliera era per me un progetto interessantissimo, e immaginavo che i guadagni sarebbero giunti da commesse che avrebbero seguito quella del Policlinico.
Il mio problema era quello relativo al tempo da dedicarvi.
La "commessa" Policlinico Universitario, comportava per me già la permanenza per numerose ore del giorno presso la struttura, e questo per soli 1000 euro (quasi netti) al mese.
I lavori presso gli altri clienti stavano iniziando ad essere, da me, trascurati per via di questo pesante impegno.
Ora la redazione del DPS avrebbe comportato il dover praticamente dormire presso la struttura, e questo significava il perdere, potenzialmente, le commesse esterne grazie alle quali potevo chiudere dignitosamente il mese.
Ebbene, di un nuovo progetto e di un nuovo contratto non se ne parlò proprio, ma da quel momento il sottoscritto finì nel mirino del responsabile del Ced, il quale iniziò ad attribuirmi responsabilità che non mi competevano neanche lontanamente, non essendo io un dipendente, e meno che mai un dirigente strutturato all'azienda.
Alla mia richiesta seguì il silenzio, e in seguito ci fu il tentativo, durante una riunione di "coordinamento" impormi quanto precedentemente propostomi.
La mia risposta non si discostò minimamente da quanto precedentemente affermato: avrei effettuato il lavoro, e della cosa ero anche orgoglioso, se avessi potuto contare su un ulteriore compenso.
Non voglio che si pensi al fatto che il sottoscritto lavori per il mero guadagno, stilare il DPS per un azienda ospedaliera era per me un progetto interessantissimo, e immaginavo che i guadagni sarebbero giunti da commesse che avrebbero seguito quella del Policlinico.
Il mio problema era quello relativo al tempo da dedicarvi.
La "commessa" Policlinico Universitario, comportava per me già la permanenza per numerose ore del giorno presso la struttura, e questo per soli 1000 euro (quasi netti) al mese.
I lavori presso gli altri clienti stavano iniziando ad essere, da me, trascurati per via di questo pesante impegno.
Ora la redazione del DPS avrebbe comportato il dover praticamente dormire presso la struttura, e questo significava il perdere, potenzialmente, le commesse esterne grazie alle quali potevo chiudere dignitosamente il mese.
Ebbene, di un nuovo progetto e di un nuovo contratto non se ne parlò proprio, ma da quel momento il sottoscritto finì nel mirino del responsabile del Ced, il quale iniziò ad attribuirmi responsabilità che non mi competevano neanche lontanamente, non essendo io un dipendente, e meno che mai un dirigente strutturato all'azienda.
Si verificò un incidente in particolare, per il quale il responsabile del Ced mi portò addirittura dinnanzi al Direttore Generale.
Ci tengo a ribadire che si trattava di un prolema che non mi competeva, per il quale ero stato investito per una "istruttoria" che avevo completato a tempo di record e le cui conclusioni erano state inviate tempestivamente al responsabile del Ced.
In quei giorni inoltre lo stesso responsabile del Ced, mi inviò una Mail in cui allegava un documento, relativo alla rete dell'Ospedale "Brotzu" (con il quale io non avevo mai più avuto alcuna interessenza e meno che mai contratti di collaborazione professionale di qualsivoglia natura) che era, alla fin fine la scopiazzatura del mio documento presentato mesi prima. Peccato che, come succede a scuola, quando si copia bisogna anche sapere cosa copiare e come farlo. In pratica erano stati ripresi molti dei miei concetti (ripresi ma non compresi), ma proprio la parte in cui esponevo chiaramente i motivi per cui si presentassero determinati problemi, venne totalmente stravolta in maniera tale da dimostrare che, chi aveva deciso di fare copia e incolla della mia relazione, non aveva la minima visibilità di quello che stava accadendo e meno che mai aveva la preparazione tecnica necessaria ad affrontare un progetto di reingegnerizzazione di un network di tale complessità.
Risposi al responsabile del Ced del Policlinico (e responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu) che quella era la pessima copia della mia relazione e che trovavo scorretto che tale ducumento, da considerarsi riservato e confidenziale, fosse stato messo nelle mani di qualcuno affinchè ne traesse spunti per poter fare un lavoro che avrebbe potuto essere assegnato al sottoscritto.
Da quel momento mi resi conto del fatto che il mio contratto non sarebbe mai stato rinnovato, e alla scadenza ne ebbi la conferma.
Al rientro dalle vacanze Natalizie (per le quali dovetti organizzarmi e adeguarmi a quanto avrebbero fatto i dipendenti), ricevetti una raccomandata con la quale mi si comunicava che il contratto non poteva essermi rinnovato per loro questioni interne.
Mi consultai con un consulente del lavoro il quale mi rese chiaro il fatto che io avevo praticamente operato come un lavoratore subordinato, non ero stato messo in condizioni di poter conseguire il progetto, avevo effettuato inoltre attività completamente diverse da quelle che erano riportate sul contratto.
Decisi di ricorrere al giudice del lavoro, ma alla direzione provinciale del lavoro mi anticiparono il fatto che avrei dovuto, prima di tutto, fare un tentativo di conciliazione obbligatoria.
Mi indirizzarono agli ispettori dove avrei dovuto sottoscrivere un memoriale tramite il quale sarebbero partiti i controlli verso l'azienda in questione.
Apriti Cielo!
Appena nominai l'azienda Policlinico Universitario di Cagliari, iniziarono a farmi girare come una trottola, e il risultato di una mattinata di burocrazia fu che non potevo sporgere denuncia verso il Policlinico Universitario in quanto si trattava di un Azienda a controllo pubblico.
Se chi ha commesso l'illecito è un azienda privata, in un battibaleno parte la denuncia, arrivano in sede gli ispettori e parte l'iter per la conciliazione obbligatoria.
Se si tratta di una azienda pubblica o di una sua controllata, devi fare una richiesta presso la commissione della Direzione Provinciale del Lavoro, attendere che si riunisca e che effettui un "tentativo" di convocazione del reo, così da dargli la possibilità di chiarire le sue ragioni.
Ho virgolettato il termine tentativo, perchè l'azienda pubblica chiamata in causa può, se lo ritiene opportuno (figuriamoci se non lo riterrà), non presentarsi!!!!
Insomma si, due pesi e due misure.
In pratica se vieni sfruttato e/o preso per il collo da un azienda privata, questa viene immediatamente messa alla gogna.
Se la stessa cosa accade in un azienda pubblica, inizia a muoversi un meccanismo che ti farà desistere dall'arivare alle vie legali.
Così, infatti, è stato e vuoi perchè avevo altre possibilità di lavoro, vuoi perchè ero letteralmente schifato da quello che era accaduto, non ricorsi (ma credo che a questo punto lo farò comunque) al giudice del lavoro e ripresi a prestare le mie consulenze presso i miei privatissimi e correttissimi clienti.
Risposi al responsabile del Ced del Policlinico (e responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu) che quella era la pessima copia della mia relazione e che trovavo scorretto che tale ducumento, da considerarsi riservato e confidenziale, fosse stato messo nelle mani di qualcuno affinchè ne traesse spunti per poter fare un lavoro che avrebbe potuto essere assegnato al sottoscritto.
Da quel momento mi resi conto del fatto che il mio contratto non sarebbe mai stato rinnovato, e alla scadenza ne ebbi la conferma.
Al rientro dalle vacanze Natalizie (per le quali dovetti organizzarmi e adeguarmi a quanto avrebbero fatto i dipendenti), ricevetti una raccomandata con la quale mi si comunicava che il contratto non poteva essermi rinnovato per loro questioni interne.
Mi consultai con un consulente del lavoro il quale mi rese chiaro il fatto che io avevo praticamente operato come un lavoratore subordinato, non ero stato messo in condizioni di poter conseguire il progetto, avevo effettuato inoltre attività completamente diverse da quelle che erano riportate sul contratto.
Decisi di ricorrere al giudice del lavoro, ma alla direzione provinciale del lavoro mi anticiparono il fatto che avrei dovuto, prima di tutto, fare un tentativo di conciliazione obbligatoria.
Mi indirizzarono agli ispettori dove avrei dovuto sottoscrivere un memoriale tramite il quale sarebbero partiti i controlli verso l'azienda in questione.
Apriti Cielo!
Appena nominai l'azienda Policlinico Universitario di Cagliari, iniziarono a farmi girare come una trottola, e il risultato di una mattinata di burocrazia fu che non potevo sporgere denuncia verso il Policlinico Universitario in quanto si trattava di un Azienda a controllo pubblico.
Se chi ha commesso l'illecito è un azienda privata, in un battibaleno parte la denuncia, arrivano in sede gli ispettori e parte l'iter per la conciliazione obbligatoria.
Se si tratta di una azienda pubblica o di una sua controllata, devi fare una richiesta presso la commissione della Direzione Provinciale del Lavoro, attendere che si riunisca e che effettui un "tentativo" di convocazione del reo, così da dargli la possibilità di chiarire le sue ragioni.
Ho virgolettato il termine tentativo, perchè l'azienda pubblica chiamata in causa può, se lo ritiene opportuno (figuriamoci se non lo riterrà), non presentarsi!!!!
Insomma si, due pesi e due misure.
In pratica se vieni sfruttato e/o preso per il collo da un azienda privata, questa viene immediatamente messa alla gogna.
Se la stessa cosa accade in un azienda pubblica, inizia a muoversi un meccanismo che ti farà desistere dall'arivare alle vie legali.
Così, infatti, è stato e vuoi perchè avevo altre possibilità di lavoro, vuoi perchè ero letteralmente schifato da quello che era accaduto, non ricorsi (ma credo che a questo punto lo farò comunque) al giudice del lavoro e ripresi a prestare le mie consulenze presso i miei privatissimi e correttissimi clienti.
Mi presento ...
Benvenuti nello spazio che ho deciso di creare per poter meglio condividere la situazione in cui si trovano tutti i lavoratori come me i quali, vuoi per necessità, vuoi perchè hanno voluto credere a tale tipologia contrattuale o perchè sono stati costretti, hanno sottoscritto un contratto di collaborazione a progetto.
Desidero, prima di esporre quelle che sono state le mie esperienze di collaboratore a progetto, farmi conoscere dal punto di vista professionale ed esporre alcune personalissime impressioni relative alla normativa sui contratti di collaborazione a progetto.
Ho appena compiuto 41 anni, sono sposato, ho una bimba di 6 anni e un bimbo di 3 mesi ai quali non ho mai fatto e mai farò mancare nulla.
Da quando ho intrapreso la mia esperienza nel mondo del lavoro (circa 23 anni fa) ho sempre lavorato nel campo dell'informatica, ho vissuto il periodo in cui acquistare un Personal Computer era impresa per pochi fortunati, e ho avuto la fortuna di poter fare esperienza nel periodo in cui la riparazione di un Computer non consisteva nella semplice sostituzione di schede o dischi.
Sono partito come programmatore e andando avanti ho scelto, acquisendo esperienza come sistemista e tecnico riparatore su sistemi di media e grande dimensione, di specializzarmi nel campo delle reti, delle telecomunicazioni e della sicurezza informatica.
Ho collaborato con aziende che forniscono tuttora assistenza per conto di grosse società di telecomunicazioni, gruppi bancari, enti pubblici e compagnie aeree, oltre a far da consulente e progettista per aziende di medie e grandi dimensioni in Sardegna, sia singolarmente che coordinando gruppi tecnici di lavoro.
La mia ultima esperienza con contratto a tempo indeterminato si è chiusa nel 2003, anno in cui decisi di avviare una mia azienda di consulenza nel campo del networking e delle telecomunicazioni.
Dal 2003 fino a metà del 2006 ho collaborato con aziende leader in Sardegna nel campo dell'informatica e della telefonia, e ho acquisito un discreto portafoglio clienti, tramite i quali riuscivo a chiudere dignitosamente il mese, in attesa di poter acquisire qualche commessa che mi permettesse di fare il cosiddetto "salto di qualità".
Ciò, nonostante le difficoltà a mandare avanti una ditta, per via delle problematiche, in particolar modo di ordine fiscale, che si presentano quotidianamente a chiunque si sottoponga al cosiddetto "regime IVA".
Le occasioni per avviare commesse remunerative (sulla carta) si sono presentate, ma preferisco parlarne in seguito, dato che hanno una relazione diretta con le mie esperienze nel mondo del lavoro precario.
Ora la ditta non c'è più, l'ho chiusa in seguito a quanto mi venne proposto quando decisi di affrontare la mia seconda esperienza con un contratto di collaborazione a progetto.
Oltre al danno pure la beffa, ora mi è stato revocato (!!) anche il co.co.pro che avevo sottoscritto e che avrebbe dovuto tramutarsi (come oramai si legge in tutte le inserzioni di lavoro) in contratto a tempo indeterminato.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)