Stavo ancora leccandomi le ferite per via della dipartita dal Policlinico Universitario e rieccomi daccapo, a combattere con un contratto di collaborazione professionale, praticamente stipulato, come se non fosse bastato il primo, con un altro ente pubblico!Riguardo quello che sto per raccontare, ho redatto un memoriale che, per ora, non posso rendere pubblico in quanto il suo contenuto, oltre alla documentazione allegata, saranno la base del ricorso che, tramite il mio legale, ho deciso di intentare nei confronti dell'azienda per la quale ho prestato servizio.L'azienda di cui faccio menzione è la "Sardegna It S.r.l.", azienda in House alla Regione Autonoma della Sardegna.Lo scopo di tale azienda, in scarne parole, è quello di fornire quei servizi, nell'ambito della Information Tecnology, che altrimenti la Regione Sardegna (in questo caso) dovrebbe ottenere, da aziende private, bandendo apposite gare di appalto.Non voglio qui entrare nel "tunnel" delle società in House, magari toccherò il tasto in seguito.Voglio parlare invece di come, una esperienza che avrebbe dovuto essere motivo di crescita e di occupazione per un discreto numero di lavoratori, oltre che per la Regione Sardegna stessa, si sia trasformata nella peggiore delle trappole che io stesso, in più di 20 anni di vita lavorativa, abbia mai sperimentato.Esperienza che, stavolta, è venuta a cercarmi, dato che se per la precedente mi ero adoperato affinché potessi accedere alla "corte" della pubblica amministrazione, questa volta mi stavo tranquillamente gestendo l’azienda, avevo acquisito clienti stabili che mi garantivano un introito pressoché regolare e dignitoso e in particolar modo non avevo alcuna intenzione di fornire nuovamente la mia professionalità ad un ente pubblico (se qualcuno si chiede il motivo per cui una persona che è professionalmente nata nel privato, abbia una sorta di repulsione a lavorare nell’ambiente pubblico, me lo faccia presente, dedicherò un post esclusivamente a tale argomento).Quando, nel Maggio del 2006, mi è stato proposto di collaborare con il CRS4 (Centro di Ricerca Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna) per il nuovo progetto CSR (Centro Servizi Regionali), non ho assolutamente pensato al fatto che avrei avuto nuovamente a che fare con un ente pubblico, pur sapendo che il CRS4 fosse una realtà controllata da Sardegna Ricerche (già Consorzio Ventuno) e quindi dalla Regione Autonoma della Sardegna. Ho piuttosto pensato all’occasione che mi si proponeva di collaborare con un importante centro di ricerche, per un progetto molto ambizioso.Per il fatto poi che esistesse un progetto e in particolar modo un terreno di lavoro fertile (sulla carta), e per via del mio approccio tipico da azienda privata, nella quale si fa partire la locomotiva e non la si lascia fermare finchè gli obbiettivi non siano stati perseguiti, rimasi veramente entusiasta e mi ritrovai totalmente coinvolto.Ho quindi preso i contatti con l'allora responsabile del progetto e ho accettato di effettuare un periodo iniziale, regolarmente contrattualizzato, per conoscere e conoscerci nell'ambito operativo e organizzativo del suddetto.Il luogo di lavoro, occupandomi di sicurezza sulle reti, era il Centro Elaborazione Dati della Presidenza della Regione Autonoma della Sardegna.Durante tale periodo ho avuto il sentore (come lo ebbero anche i colleghi con cui collaboravo) di una certa ostilità, da parte del personale "di stanza" presso tale struttura, ma non me ne sono fatto un grosso problema
Avendo già vissuto in prima persona una situazione simile ho pensato che, quando un tecnico, che per anni si occupa di un Centro Elaborazione Dati o parte dello stesso, si vede arrivare un gruppo di perfetti sconosciuti che, per ordini superiori, debbono prendere in mano tutto il prodotto del proprio lavoro, con la prospettiva di essere anche destrutturato, demansionato e trasferito, non può certo trovarsi nelle condizioni psicologiche più consone a creare un ambiente di collaborazione e proattività con i nuovi arrivati.Quando ho iniziato ad operare presso il ced della Regione, non ho trovato una effettiva situazione di ostruzionismo verso le nostre attività, ma ci stà che la nostra presenza fosse vista (a mio avviso giustamente) con molta diffidenza.Ad ogni modo, nonostante le prevedibili problematiche, il trimestre di prova venne confermato con un nuovo contratto di collaborazione professionale, che avrebbe dovuto scadere il 31 Dicembre del 2007 (in pratica dovrebbe essere ancora attivo).Il primo e il secondo contratto, entrambi stipulati con il CRS4, erano basati sullo stesso identico progetto, che prevedeva l'analisi delle soluzioni di sicurezza logica da attuare presso il Ced della Regione, la valutazione di apparati di sicurezza da adottare presso lo stesso e il supporto tecnico alle aziende che avrebbero avviato nuovi servizi presso la struttura.Mentre, nel corso del primo contratto le modalità operative relative a quanto contrattualizzato venivano rispettate, nel corso del secondo contratto ho ricevuto l'incarico di coordinare il nuovo gruppo che avrebbe dovuto andare a formarsi per la gestione di tutte le questioni tecniche e organizzative relative alla rete informatica e telematica del ced.In qualità di coordinatore dell'unità operativa reti (questo è/era il nome del gruppo da me gestito) ho provveduto ad organizzare e tenere i colloqui per l'inquadramento del personale necessario e ho iniziato a fare da punto di contatto con tutte le aziende coinvolte nel rilascio di nuovi servizi e con il personale tecnico interno al ced.
Va da se che un impegno del genere, non poteva essere affrontato secondo quanto legalmente previsto per un contratto di collaborazione a progetto.
Le varie attività comportavano la presenza mia e dei miei colleghi per lassi di tempo spesso più lunghi degli stessi orari di permanenza del personale tecnico della Regione.
Tale condizione mi impose la riduzione degli impegni nei confronti dei clienti acquisiti, riducendo pertanto anche gli introiti che ne derivavano a tal punto da portarmi a decidere, spinto anche dalla pressione fiscale a cui sono sottoposte le imprese, di chiudere l’attività in favore di quello che stavo facendo per conto del CRS4.
A ciò si aggiungano le affermazioni che (a questo punto immagino fosse una cosa calcolata) venivano fatte, relativamente alla creazione di una azienda “in house” nella quale saremmo stati assorbiti, con una contrattualizzazione a tempo indeterminato.
A supportare quanto scritto sopra vi era la consapevolezza del fatto che non sarebbe stato possibile gestire un sistema informativo complesso (per il quale sono necessari servizi a turnazione, reperibilità e disponibilità durante gli orari lavorativi dell’intera amministrazione regionale) con personale inquadrato tramite contratti a progetto, con i quali non è possibile richiedere al collaboratore nulla che possa far configurare un rapporto di subordinazione.
Sia chiaro che comunque, per buona pace di tutti, nonostante la totale incertezza per una condizione lavorativa stabile e nonostante non dovessimo assolutamente darne disponibilità, veniva fornita la reperibilità, la presenza durante orari lavorativi della Regione e ci si stava addirittura attrezzando per supportare eventuali turnazioni.
Il tutto, all’interno di una struttura, come già detto, con personale “cordialmente ostile” e ammassati in vani tecnici o in stanze di dimensioni tali da poter accogliere molte meno persone di quelle che invece vi erano “stipate”.
Inizialmente si aveva la possibilità di accedere ad Internet ma, in seguito, ci venne negata anche tale possibilità, dato che il personale della Regione aveva pensato bene di scollegarci dalla rete di navigazione. Si operava quindi senza neanche la possibilità di leggere la posta elettronica, di lavorare sui nostri progetti e di fornire supporto a chi ne aveva la necessità.
Insomma un vero e proprio boicottaggio.
Tutto ciò, in attesa che venisse creata la tanto agognata “Società in House”, la quale avrebbe avuto l’autonomia e gli strumenti per superare tutte le problematiche sino ad allora presentatesi. Le cose sarebbero cambiate notevolmente.
Questo almeno ci veniva detto e garantito da mesi.
Arrivò anche il giorno della nascita della suddetta Azienda e dopo un certo periodo, si insediò l’amministratore Marchigiano (ma noi in Sardegna non siamo capaci di amministrare un azienda?) Lucio Forastieri.
Da quel momento le cose, come più volte garantitoci, cambiarono, ma in peggio!
Lascio gli approfondimenti sulla questione al documento in possesso del mio legale, ma voglio soltanto dire che, dal momento in cui il nuovo amministratore prese le redini della “situazione”, si vennero a creare situazioni di prevaricazione nei miei confronti, da parte di persone di sua “fiducia” e non solo, anche da parte di aziende e consulenti esterni.
L’amministratore pretendeva, ad esempio, che il sottoscritto effettuasse attività sugli apparati di sicurezza della rete, non previste dal progetto del mio contratto e non solo, esigeva anche che le effettuassi seguendo progetti e direttive dettate da aziende esterne, contravvenendo palesemente non solo a quanto previsto dal Contratto di Collaborazione a Progetto intercorrente, ma anche alle più banali regole di sicurezza da osservare in un Centro Elaborazione Dati sensibile come quello della Presidenza della Regione Sardegna.
Imposizioni, quelle dell’amministratore, che giunsero ad essere presentate nella forma e perentorietà di veri e propri Ordini di Servizio scritti (il colmo dei colmi per un co.co.pro).
In seguito alla mia opposizione a tali richieste, seguite comunque da mie valutazioni sulla sicurezza e sugli impatti che qualsiasi azione avrebbe avuto sulla rete, oltre che da proposte alternative, costruttive e tecnicamente adeguate, venni letteralmente isolato dal resto del personale dell’azienda. Non venni più convocato alle riunioni di progetto, e contemporaneamente le persone che coordinavo sino ad allora, ricevevano Email, in cui venivano comunicate attività da svolgere sulla rete, senza che il sottoscritto ne venisse minimamente informato.
Anche le attività previste dal progetto del mio contratto, venivano effettuate da altri colleghi, che avevano progetti contrattualizzati completamente diversi dal mio o addirittura da aziende esterne.
Sono stato anche convocato in una riunione, nella quale l’ordine del giorno era chiaramente quello di scaricare, sul sottoscritto, la responsabilità di problematiche che non mi competevano minimamente, e ad ogni mio accenno di prendere la parola, questa mi veniva tolta dall’amministratore stesso, che interpellava le altre persone presenti, impedendomi quindi di poter dire la mia al riguardo.
Tali atteggiamenti (indiscutibilmente mobbizzanti) che sono giunto a diffidare per iscritto (tramite Mail e Raccomandata A/R) l’amministratore sono stati portati all’attenzione del Direttore per l’Innovazione Tecnologica della Presidenza (dal quale non ho mai ricevuto alcuna comunicazione al riguardo) e resi di pubblico dominio in azienda, così che si capisse quale fosse la linea di comportamento che l’Ingegner Lucio Forastieri, amministratore di Sardegna It S.r.l. stava imprimendo all’azienda per i casi in cui il personale precario esigesse che i propri diritti venissero rispettati.
Nessuno ha mai fatto qualcosa per capire cosa stesse accadendo e anzi, alle mie denuncie, faceva seguito un silenzio totale che poteva durare anche un paio di giorni.
Nessuno mai ha pensato di convocarmi per avere dei chiarimenti relativi ai fatti accaduti e nessuno ha mai cercato di capire (c’era poco da capire evidentemente) il motivo per cui l’amministratore premesse affinché il sottoscritto facesse quanto da lui indebitamente impostomi.
Come prevedibile, il risultato del voler fare rispettare i propri diritti è stato quello di ricevere una lettera di recesso dal contratto intercorrente tra il sottoscritto e la società “Sardegna It S.r.l.”.
Recesso basato su di una clausola contrattuale per la cui legittimità ritengo sarà il caso di attendere la decisione del giudice del lavoro al quale potrò ricorrere solo dopo che si sarà convocata la commissione, presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Cagliari, per il tentativo obbligatorio di conciliazione (vedi il post precedente sulla mia prima esperienza con un co.co.pro.).
In pratica, per un anno ho:
lavorato da dipendente con mansioni che sarebbero da 7° livello in un CCNL metalmeccanici,
ridotto al minimo, fino a rinunciarvi totalmente, la mia precedentemente attività per potermi dedicare ai miei compiti in Sardegna It,
subìto atteggiamenti di ostruzionismo da parte dei dipendenti della Regione Sardegna,
subìto azioni di mobbizzazione direttamente dall’amministratore della suddetta azienda,
subito la beffa di un recesso così da ritrovarmi disoccupato a 41 anni, con una moglie che non lavora, un figlio di 3 mesi, una figlia di 6 anni, senza il diritto alla mobilità o a una indennità di disoccupazione.
Non credo proprio che accetterei altri contratti di collaborazione a progetto, qualcuno dice che non c’è il 2 senza il 3, e la mia situazione attuale mi porterebbe sicuramente ad accettarlo, prima di tutto viene la mia famiglia, trovo però che sarebbe la conferma della mera connotazione ricattatoria di questa tipologia contrattuale.
Avendo già vissuto in prima persona una situazione simile ho pensato che, quando un tecnico, che per anni si occupa di un Centro Elaborazione Dati o parte dello stesso, si vede arrivare un gruppo di perfetti sconosciuti che, per ordini superiori, debbono prendere in mano tutto il prodotto del proprio lavoro, con la prospettiva di essere anche destrutturato, demansionato e trasferito, non può certo trovarsi nelle condizioni psicologiche più consone a creare un ambiente di collaborazione e proattività con i nuovi arrivati.Quando ho iniziato ad operare presso il ced della Regione, non ho trovato una effettiva situazione di ostruzionismo verso le nostre attività, ma ci stà che la nostra presenza fosse vista (a mio avviso giustamente) con molta diffidenza.Ad ogni modo, nonostante le prevedibili problematiche, il trimestre di prova venne confermato con un nuovo contratto di collaborazione professionale, che avrebbe dovuto scadere il 31 Dicembre del 2007 (in pratica dovrebbe essere ancora attivo).Il primo e il secondo contratto, entrambi stipulati con il CRS4, erano basati sullo stesso identico progetto, che prevedeva l'analisi delle soluzioni di sicurezza logica da attuare presso il Ced della Regione, la valutazione di apparati di sicurezza da adottare presso lo stesso e il supporto tecnico alle aziende che avrebbero avviato nuovi servizi presso la struttura.Mentre, nel corso del primo contratto le modalità operative relative a quanto contrattualizzato venivano rispettate, nel corso del secondo contratto ho ricevuto l'incarico di coordinare il nuovo gruppo che avrebbe dovuto andare a formarsi per la gestione di tutte le questioni tecniche e organizzative relative alla rete informatica e telematica del ced.In qualità di coordinatore dell'unità operativa reti (questo è/era il nome del gruppo da me gestito) ho provveduto ad organizzare e tenere i colloqui per l'inquadramento del personale necessario e ho iniziato a fare da punto di contatto con tutte le aziende coinvolte nel rilascio di nuovi servizi e con il personale tecnico interno al ced.
Va da se che un impegno del genere, non poteva essere affrontato secondo quanto legalmente previsto per un contratto di collaborazione a progetto.
Le varie attività comportavano la presenza mia e dei miei colleghi per lassi di tempo spesso più lunghi degli stessi orari di permanenza del personale tecnico della Regione.
Tale condizione mi impose la riduzione degli impegni nei confronti dei clienti acquisiti, riducendo pertanto anche gli introiti che ne derivavano a tal punto da portarmi a decidere, spinto anche dalla pressione fiscale a cui sono sottoposte le imprese, di chiudere l’attività in favore di quello che stavo facendo per conto del CRS4.
A ciò si aggiungano le affermazioni che (a questo punto immagino fosse una cosa calcolata) venivano fatte, relativamente alla creazione di una azienda “in house” nella quale saremmo stati assorbiti, con una contrattualizzazione a tempo indeterminato.
A supportare quanto scritto sopra vi era la consapevolezza del fatto che non sarebbe stato possibile gestire un sistema informativo complesso (per il quale sono necessari servizi a turnazione, reperibilità e disponibilità durante gli orari lavorativi dell’intera amministrazione regionale) con personale inquadrato tramite contratti a progetto, con i quali non è possibile richiedere al collaboratore nulla che possa far configurare un rapporto di subordinazione.
Sia chiaro che comunque, per buona pace di tutti, nonostante la totale incertezza per una condizione lavorativa stabile e nonostante non dovessimo assolutamente darne disponibilità, veniva fornita la reperibilità, la presenza durante orari lavorativi della Regione e ci si stava addirittura attrezzando per supportare eventuali turnazioni.
Il tutto, all’interno di una struttura, come già detto, con personale “cordialmente ostile” e ammassati in vani tecnici o in stanze di dimensioni tali da poter accogliere molte meno persone di quelle che invece vi erano “stipate”.
Inizialmente si aveva la possibilità di accedere ad Internet ma, in seguito, ci venne negata anche tale possibilità, dato che il personale della Regione aveva pensato bene di scollegarci dalla rete di navigazione. Si operava quindi senza neanche la possibilità di leggere la posta elettronica, di lavorare sui nostri progetti e di fornire supporto a chi ne aveva la necessità.
Insomma un vero e proprio boicottaggio.
Tutto ciò, in attesa che venisse creata la tanto agognata “Società in House”, la quale avrebbe avuto l’autonomia e gli strumenti per superare tutte le problematiche sino ad allora presentatesi. Le cose sarebbero cambiate notevolmente.
Questo almeno ci veniva detto e garantito da mesi.
Arrivò anche il giorno della nascita della suddetta Azienda e dopo un certo periodo, si insediò l’amministratore Marchigiano (ma noi in Sardegna non siamo capaci di amministrare un azienda?) Lucio Forastieri.
Da quel momento le cose, come più volte garantitoci, cambiarono, ma in peggio!
Lascio gli approfondimenti sulla questione al documento in possesso del mio legale, ma voglio soltanto dire che, dal momento in cui il nuovo amministratore prese le redini della “situazione”, si vennero a creare situazioni di prevaricazione nei miei confronti, da parte di persone di sua “fiducia” e non solo, anche da parte di aziende e consulenti esterni.
L’amministratore pretendeva, ad esempio, che il sottoscritto effettuasse attività sugli apparati di sicurezza della rete, non previste dal progetto del mio contratto e non solo, esigeva anche che le effettuassi seguendo progetti e direttive dettate da aziende esterne, contravvenendo palesemente non solo a quanto previsto dal Contratto di Collaborazione a Progetto intercorrente, ma anche alle più banali regole di sicurezza da osservare in un Centro Elaborazione Dati sensibile come quello della Presidenza della Regione Sardegna.
Imposizioni, quelle dell’amministratore, che giunsero ad essere presentate nella forma e perentorietà di veri e propri Ordini di Servizio scritti (il colmo dei colmi per un co.co.pro).
In seguito alla mia opposizione a tali richieste, seguite comunque da mie valutazioni sulla sicurezza e sugli impatti che qualsiasi azione avrebbe avuto sulla rete, oltre che da proposte alternative, costruttive e tecnicamente adeguate, venni letteralmente isolato dal resto del personale dell’azienda. Non venni più convocato alle riunioni di progetto, e contemporaneamente le persone che coordinavo sino ad allora, ricevevano Email, in cui venivano comunicate attività da svolgere sulla rete, senza che il sottoscritto ne venisse minimamente informato.
Anche le attività previste dal progetto del mio contratto, venivano effettuate da altri colleghi, che avevano progetti contrattualizzati completamente diversi dal mio o addirittura da aziende esterne.
Sono stato anche convocato in una riunione, nella quale l’ordine del giorno era chiaramente quello di scaricare, sul sottoscritto, la responsabilità di problematiche che non mi competevano minimamente, e ad ogni mio accenno di prendere la parola, questa mi veniva tolta dall’amministratore stesso, che interpellava le altre persone presenti, impedendomi quindi di poter dire la mia al riguardo.
Tali atteggiamenti (indiscutibilmente mobbizzanti) che sono giunto a diffidare per iscritto (tramite Mail e Raccomandata A/R) l’amministratore sono stati portati all’attenzione del Direttore per l’Innovazione Tecnologica della Presidenza (dal quale non ho mai ricevuto alcuna comunicazione al riguardo) e resi di pubblico dominio in azienda, così che si capisse quale fosse la linea di comportamento che l’Ingegner Lucio Forastieri, amministratore di Sardegna It S.r.l. stava imprimendo all’azienda per i casi in cui il personale precario esigesse che i propri diritti venissero rispettati.
Nessuno ha mai fatto qualcosa per capire cosa stesse accadendo e anzi, alle mie denuncie, faceva seguito un silenzio totale che poteva durare anche un paio di giorni.
Nessuno mai ha pensato di convocarmi per avere dei chiarimenti relativi ai fatti accaduti e nessuno ha mai cercato di capire (c’era poco da capire evidentemente) il motivo per cui l’amministratore premesse affinché il sottoscritto facesse quanto da lui indebitamente impostomi.
Come prevedibile, il risultato del voler fare rispettare i propri diritti è stato quello di ricevere una lettera di recesso dal contratto intercorrente tra il sottoscritto e la società “Sardegna It S.r.l.”.
Recesso basato su di una clausola contrattuale per la cui legittimità ritengo sarà il caso di attendere la decisione del giudice del lavoro al quale potrò ricorrere solo dopo che si sarà convocata la commissione, presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Cagliari, per il tentativo obbligatorio di conciliazione (vedi il post precedente sulla mia prima esperienza con un co.co.pro.).
In pratica, per un anno ho:
lavorato da dipendente con mansioni che sarebbero da 7° livello in un CCNL metalmeccanici,
ridotto al minimo, fino a rinunciarvi totalmente, la mia precedentemente attività per potermi dedicare ai miei compiti in Sardegna It,
subìto atteggiamenti di ostruzionismo da parte dei dipendenti della Regione Sardegna,
subìto azioni di mobbizzazione direttamente dall’amministratore della suddetta azienda,
subito la beffa di un recesso così da ritrovarmi disoccupato a 41 anni, con una moglie che non lavora, un figlio di 3 mesi, una figlia di 6 anni, senza il diritto alla mobilità o a una indennità di disoccupazione.
Non credo proprio che accetterei altri contratti di collaborazione a progetto, qualcuno dice che non c’è il 2 senza il 3, e la mia situazione attuale mi porterebbe sicuramente ad accettarlo, prima di tutto viene la mia famiglia, trovo però che sarebbe la conferma della mera connotazione ricattatoria di questa tipologia contrattuale.