Come ho descritto nel post precedente, il mio fine, gestendo una ditta che avrebbe dovuto creare profitti, era quello di trovare una o più commesse che mi facessero da trampolino di lancio, non cercavo il profitto rapido e facile, ma la possibilità di dimostrare le mie potenzialità così da poter poi vendere, in maniera redditizia i miei prodotti.
L'occasione si presentò quando mi venne proposto di effettuare alcune verifiche atte a studiare la soluzione a dei seri problemi che si verificavano sul network dell'ospedale "Brotzu" di Cagliari.
Effettuati i test, proposi di poter collaborare all'interno del nosocomio, al fine di poter risolvere tali problematiche.
Presentai pertanto, al responsabile dei sistemi informativi, una relazione dettagliata e, inizialmente, riscontrai un interesse favorevole per le mie soluzioni, in seguito però le mie proposte vennero accantonate per motivi che ignoravo ma che, a tempo debito, divennero chiarissimi.
Successivamente, lo stesso responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu" mi propose, di risolvere le problematiche della rete del Policlinico Univesitario di Cagliari del cui CED lui era il dirigente responsabile.
Iniziai a collaborare presso il Policlinico inizialmente come volontario (si intende per "volontario presso il ced del policlinico", un professionista che lavora senza alcuna retribuzione o inquadramento previdenziale) e in seguito a tale periodo, che definirei di prova, mi venne finalmente proposto di operarvi tramite un contratto di collaborazione a progetto.
Qualcuno penserà che si trattasse di un contratto redditizio, beh pensavo anche io che la proposta sarebbe stata più interessante, dato che, alla fine del mese, tolta la ritenuta d'acconto mi restavano in tasca 1000 euro. Per me comunque era un investimento e pertanto non ebbi nulla da ridire, dato che intendevo rispettare il progetto inserito nel contratto, il quale contemplava esclusivamente le azioni necessarie a ridisegnare la rete dell'intera struttura.
L'occasione si presentò quando mi venne proposto di effettuare alcune verifiche atte a studiare la soluzione a dei seri problemi che si verificavano sul network dell'ospedale "Brotzu" di Cagliari.
Effettuati i test, proposi di poter collaborare all'interno del nosocomio, al fine di poter risolvere tali problematiche.
Presentai pertanto, al responsabile dei sistemi informativi, una relazione dettagliata e, inizialmente, riscontrai un interesse favorevole per le mie soluzioni, in seguito però le mie proposte vennero accantonate per motivi che ignoravo ma che, a tempo debito, divennero chiarissimi.
Successivamente, lo stesso responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu" mi propose, di risolvere le problematiche della rete del Policlinico Univesitario di Cagliari del cui CED lui era il dirigente responsabile.
Iniziai a collaborare presso il Policlinico inizialmente come volontario (si intende per "volontario presso il ced del policlinico", un professionista che lavora senza alcuna retribuzione o inquadramento previdenziale) e in seguito a tale periodo, che definirei di prova, mi venne finalmente proposto di operarvi tramite un contratto di collaborazione a progetto.
Qualcuno penserà che si trattasse di un contratto redditizio, beh pensavo anche io che la proposta sarebbe stata più interessante, dato che, alla fine del mese, tolta la ritenuta d'acconto mi restavano in tasca 1000 euro. Per me comunque era un investimento e pertanto non ebbi nulla da ridire, dato che intendevo rispettare il progetto inserito nel contratto, il quale contemplava esclusivamente le azioni necessarie a ridisegnare la rete dell'intera struttura.
Avrei quindi potuto gestire la cosa da vero e proprio libero professionista occupandomi, nei momenti in cui non fossi stato presente presso la struttura del policlinico, dei miei altri clienti.
Invece così non potè essere, dato che il personale "strutturato" presso il Ced del Policlinico, si lamentava del fatto che il sottoscritto non fosse presente dalla mattina presto per sopperire a problematiche che si presentavano sistematicamente presso gli sportelli dell'accettazione, a problemi sui personal computers presenti nei laboratori e a quant'altro presentasse problemi.
Il mio contratto di collaborazione a progetto, sul quale era chiaramente riportato che avrei dovuto agire in totale libertà operativa, senza vincoli di orari e subordinazione, e sul quale era riportato un progetto che riguardava la reingegnerizzazione della rete, si era trasformato in un "contratto di assistenza tecnica a ricatto" tramite il quale, con la spada di Damocle del mancato rinnovo, mi si imponeva di fornire supporto da tecnico hardware, supporto IT per nuove installazioni di software, collaudo di personal computers e di sistemi di videoconferenza, e quant'altro fosse necessario a tenere in piedi un sistema che definirlo scalcinato sarebbe un eufemismo.
Dovetti intervenire anche per effettuare i cablaggi di rete, per i quali è tuttora presente 24 ore su 24 una società che è pagata appositamente per la parte infrastrutturale.
Peccato che i suoi tecnici non sapessero neanche come fosse fatta una presa di rete RJ45 categoria 5, pertanto dovetti anche insegnargli ad effettuare le connessioni.
Accedevo presso il Policlinico verso le 9 del mattino, se dovevo seguire qualche mio cliente mi dovevo spostare per l'ora di pranzo e dovevo poi rientrare perchè se qualcuno non mi trovava, disponibile ad intervenire per qualsivoglia problematica mi venisse posta, arrivavano immediatamente le mail con carattere ricattatorio.
Dopo mesi, durante i quali dovetti occuparmi di tutto, all'infuori di quello per il quale avevo firmato il contratto, decisi di premere affinchè venissi messo in condizioni di poter perseguire il progetto del mio contratto.
Invece così non potè essere, dato che il personale "strutturato" presso il Ced del Policlinico, si lamentava del fatto che il sottoscritto non fosse presente dalla mattina presto per sopperire a problematiche che si presentavano sistematicamente presso gli sportelli dell'accettazione, a problemi sui personal computers presenti nei laboratori e a quant'altro presentasse problemi.
Il mio contratto di collaborazione a progetto, sul quale era chiaramente riportato che avrei dovuto agire in totale libertà operativa, senza vincoli di orari e subordinazione, e sul quale era riportato un progetto che riguardava la reingegnerizzazione della rete, si era trasformato in un "contratto di assistenza tecnica a ricatto" tramite il quale, con la spada di Damocle del mancato rinnovo, mi si imponeva di fornire supporto da tecnico hardware, supporto IT per nuove installazioni di software, collaudo di personal computers e di sistemi di videoconferenza, e quant'altro fosse necessario a tenere in piedi un sistema che definirlo scalcinato sarebbe un eufemismo.
Dovetti intervenire anche per effettuare i cablaggi di rete, per i quali è tuttora presente 24 ore su 24 una società che è pagata appositamente per la parte infrastrutturale.
Peccato che i suoi tecnici non sapessero neanche come fosse fatta una presa di rete RJ45 categoria 5, pertanto dovetti anche insegnargli ad effettuare le connessioni.
Accedevo presso il Policlinico verso le 9 del mattino, se dovevo seguire qualche mio cliente mi dovevo spostare per l'ora di pranzo e dovevo poi rientrare perchè se qualcuno non mi trovava, disponibile ad intervenire per qualsivoglia problematica mi venisse posta, arrivavano immediatamente le mail con carattere ricattatorio.
Dopo mesi, durante i quali dovetti occuparmi di tutto, all'infuori di quello per il quale avevo firmato il contratto, decisi di premere affinchè venissi messo in condizioni di poter perseguire il progetto del mio contratto.
Chiesi che mi si lasciasse lavorare esclusivamente sul mio progetto e che venisse acquistato il materiale necessario a poter operare sulla rete.
Non solo non mi si diede ascolto ma un bel giorno, il responsabile del Ced mi propose di farmi carico della stilazione del DPS dell'intero policlinico.
Non mi opposi ma chiesi che tale incarico facesse seguito ad un contratto supplementare, nel quale mi si riconoscesse un adeguato compenso.
Non solo non mi si diede ascolto ma un bel giorno, il responsabile del Ced mi propose di farmi carico della stilazione del DPS dell'intero policlinico.
Non mi opposi ma chiesi che tale incarico facesse seguito ad un contratto supplementare, nel quale mi si riconoscesse un adeguato compenso.
Ero inoltre a conoscenza del fatto che era stata indetta una gara, alla quale erano state invitate alcune aziende esterne, che avevano giustamente, data la complessità dell'operazione, avevano presentato dei preventivi che superavano la decina di migliaia di euro.
In pratica avrei dovuto fare il lavoro, gratis, per conto di una azienda esterna che si sarebbe fatta pagare profumatamente.
Alla mia richiesta seguì il silenzio, e in seguito ci fu il tentativo, durante una riunione di "coordinamento" impormi quanto precedentemente propostomi.
La mia risposta non si discostò minimamente da quanto precedentemente affermato: avrei effettuato il lavoro, e della cosa ero anche orgoglioso, se avessi potuto contare su un ulteriore compenso.
Non voglio che si pensi al fatto che il sottoscritto lavori per il mero guadagno, stilare il DPS per un azienda ospedaliera era per me un progetto interessantissimo, e immaginavo che i guadagni sarebbero giunti da commesse che avrebbero seguito quella del Policlinico.
Il mio problema era quello relativo al tempo da dedicarvi.
La "commessa" Policlinico Universitario, comportava per me già la permanenza per numerose ore del giorno presso la struttura, e questo per soli 1000 euro (quasi netti) al mese.
I lavori presso gli altri clienti stavano iniziando ad essere, da me, trascurati per via di questo pesante impegno.
Ora la redazione del DPS avrebbe comportato il dover praticamente dormire presso la struttura, e questo significava il perdere, potenzialmente, le commesse esterne grazie alle quali potevo chiudere dignitosamente il mese.
Ebbene, di un nuovo progetto e di un nuovo contratto non se ne parlò proprio, ma da quel momento il sottoscritto finì nel mirino del responsabile del Ced, il quale iniziò ad attribuirmi responsabilità che non mi competevano neanche lontanamente, non essendo io un dipendente, e meno che mai un dirigente strutturato all'azienda.
Alla mia richiesta seguì il silenzio, e in seguito ci fu il tentativo, durante una riunione di "coordinamento" impormi quanto precedentemente propostomi.
La mia risposta non si discostò minimamente da quanto precedentemente affermato: avrei effettuato il lavoro, e della cosa ero anche orgoglioso, se avessi potuto contare su un ulteriore compenso.
Non voglio che si pensi al fatto che il sottoscritto lavori per il mero guadagno, stilare il DPS per un azienda ospedaliera era per me un progetto interessantissimo, e immaginavo che i guadagni sarebbero giunti da commesse che avrebbero seguito quella del Policlinico.
Il mio problema era quello relativo al tempo da dedicarvi.
La "commessa" Policlinico Universitario, comportava per me già la permanenza per numerose ore del giorno presso la struttura, e questo per soli 1000 euro (quasi netti) al mese.
I lavori presso gli altri clienti stavano iniziando ad essere, da me, trascurati per via di questo pesante impegno.
Ora la redazione del DPS avrebbe comportato il dover praticamente dormire presso la struttura, e questo significava il perdere, potenzialmente, le commesse esterne grazie alle quali potevo chiudere dignitosamente il mese.
Ebbene, di un nuovo progetto e di un nuovo contratto non se ne parlò proprio, ma da quel momento il sottoscritto finì nel mirino del responsabile del Ced, il quale iniziò ad attribuirmi responsabilità che non mi competevano neanche lontanamente, non essendo io un dipendente, e meno che mai un dirigente strutturato all'azienda.
Si verificò un incidente in particolare, per il quale il responsabile del Ced mi portò addirittura dinnanzi al Direttore Generale.
Ci tengo a ribadire che si trattava di un prolema che non mi competeva, per il quale ero stato investito per una "istruttoria" che avevo completato a tempo di record e le cui conclusioni erano state inviate tempestivamente al responsabile del Ced.
In quei giorni inoltre lo stesso responsabile del Ced, mi inviò una Mail in cui allegava un documento, relativo alla rete dell'Ospedale "Brotzu" (con il quale io non avevo mai più avuto alcuna interessenza e meno che mai contratti di collaborazione professionale di qualsivoglia natura) che era, alla fin fine la scopiazzatura del mio documento presentato mesi prima. Peccato che, come succede a scuola, quando si copia bisogna anche sapere cosa copiare e come farlo. In pratica erano stati ripresi molti dei miei concetti (ripresi ma non compresi), ma proprio la parte in cui esponevo chiaramente i motivi per cui si presentassero determinati problemi, venne totalmente stravolta in maniera tale da dimostrare che, chi aveva deciso di fare copia e incolla della mia relazione, non aveva la minima visibilità di quello che stava accadendo e meno che mai aveva la preparazione tecnica necessaria ad affrontare un progetto di reingegnerizzazione di un network di tale complessità.
Risposi al responsabile del Ced del Policlinico (e responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu) che quella era la pessima copia della mia relazione e che trovavo scorretto che tale ducumento, da considerarsi riservato e confidenziale, fosse stato messo nelle mani di qualcuno affinchè ne traesse spunti per poter fare un lavoro che avrebbe potuto essere assegnato al sottoscritto.
Da quel momento mi resi conto del fatto che il mio contratto non sarebbe mai stato rinnovato, e alla scadenza ne ebbi la conferma.
Al rientro dalle vacanze Natalizie (per le quali dovetti organizzarmi e adeguarmi a quanto avrebbero fatto i dipendenti), ricevetti una raccomandata con la quale mi si comunicava che il contratto non poteva essermi rinnovato per loro questioni interne.
Mi consultai con un consulente del lavoro il quale mi rese chiaro il fatto che io avevo praticamente operato come un lavoratore subordinato, non ero stato messo in condizioni di poter conseguire il progetto, avevo effettuato inoltre attività completamente diverse da quelle che erano riportate sul contratto.
Decisi di ricorrere al giudice del lavoro, ma alla direzione provinciale del lavoro mi anticiparono il fatto che avrei dovuto, prima di tutto, fare un tentativo di conciliazione obbligatoria.
Mi indirizzarono agli ispettori dove avrei dovuto sottoscrivere un memoriale tramite il quale sarebbero partiti i controlli verso l'azienda in questione.
Apriti Cielo!
Appena nominai l'azienda Policlinico Universitario di Cagliari, iniziarono a farmi girare come una trottola, e il risultato di una mattinata di burocrazia fu che non potevo sporgere denuncia verso il Policlinico Universitario in quanto si trattava di un Azienda a controllo pubblico.
Se chi ha commesso l'illecito è un azienda privata, in un battibaleno parte la denuncia, arrivano in sede gli ispettori e parte l'iter per la conciliazione obbligatoria.
Se si tratta di una azienda pubblica o di una sua controllata, devi fare una richiesta presso la commissione della Direzione Provinciale del Lavoro, attendere che si riunisca e che effettui un "tentativo" di convocazione del reo, così da dargli la possibilità di chiarire le sue ragioni.
Ho virgolettato il termine tentativo, perchè l'azienda pubblica chiamata in causa può, se lo ritiene opportuno (figuriamoci se non lo riterrà), non presentarsi!!!!
Insomma si, due pesi e due misure.
In pratica se vieni sfruttato e/o preso per il collo da un azienda privata, questa viene immediatamente messa alla gogna.
Se la stessa cosa accade in un azienda pubblica, inizia a muoversi un meccanismo che ti farà desistere dall'arivare alle vie legali.
Così, infatti, è stato e vuoi perchè avevo altre possibilità di lavoro, vuoi perchè ero letteralmente schifato da quello che era accaduto, non ricorsi (ma credo che a questo punto lo farò comunque) al giudice del lavoro e ripresi a prestare le mie consulenze presso i miei privatissimi e correttissimi clienti.
Risposi al responsabile del Ced del Policlinico (e responsabile dei sistemi informativi dell'ospedale "Brotzu) che quella era la pessima copia della mia relazione e che trovavo scorretto che tale ducumento, da considerarsi riservato e confidenziale, fosse stato messo nelle mani di qualcuno affinchè ne traesse spunti per poter fare un lavoro che avrebbe potuto essere assegnato al sottoscritto.
Da quel momento mi resi conto del fatto che il mio contratto non sarebbe mai stato rinnovato, e alla scadenza ne ebbi la conferma.
Al rientro dalle vacanze Natalizie (per le quali dovetti organizzarmi e adeguarmi a quanto avrebbero fatto i dipendenti), ricevetti una raccomandata con la quale mi si comunicava che il contratto non poteva essermi rinnovato per loro questioni interne.
Mi consultai con un consulente del lavoro il quale mi rese chiaro il fatto che io avevo praticamente operato come un lavoratore subordinato, non ero stato messo in condizioni di poter conseguire il progetto, avevo effettuato inoltre attività completamente diverse da quelle che erano riportate sul contratto.
Decisi di ricorrere al giudice del lavoro, ma alla direzione provinciale del lavoro mi anticiparono il fatto che avrei dovuto, prima di tutto, fare un tentativo di conciliazione obbligatoria.
Mi indirizzarono agli ispettori dove avrei dovuto sottoscrivere un memoriale tramite il quale sarebbero partiti i controlli verso l'azienda in questione.
Apriti Cielo!
Appena nominai l'azienda Policlinico Universitario di Cagliari, iniziarono a farmi girare come una trottola, e il risultato di una mattinata di burocrazia fu che non potevo sporgere denuncia verso il Policlinico Universitario in quanto si trattava di un Azienda a controllo pubblico.
Se chi ha commesso l'illecito è un azienda privata, in un battibaleno parte la denuncia, arrivano in sede gli ispettori e parte l'iter per la conciliazione obbligatoria.
Se si tratta di una azienda pubblica o di una sua controllata, devi fare una richiesta presso la commissione della Direzione Provinciale del Lavoro, attendere che si riunisca e che effettui un "tentativo" di convocazione del reo, così da dargli la possibilità di chiarire le sue ragioni.
Ho virgolettato il termine tentativo, perchè l'azienda pubblica chiamata in causa può, se lo ritiene opportuno (figuriamoci se non lo riterrà), non presentarsi!!!!
Insomma si, due pesi e due misure.
In pratica se vieni sfruttato e/o preso per il collo da un azienda privata, questa viene immediatamente messa alla gogna.
Se la stessa cosa accade in un azienda pubblica, inizia a muoversi un meccanismo che ti farà desistere dall'arivare alle vie legali.
Così, infatti, è stato e vuoi perchè avevo altre possibilità di lavoro, vuoi perchè ero letteralmente schifato da quello che era accaduto, non ricorsi (ma credo che a questo punto lo farò comunque) al giudice del lavoro e ripresi a prestare le mie consulenze presso i miei privatissimi e correttissimi clienti.
Nessun commento:
Posta un commento